Ti racconto una storia sul mare presenta il musical Capuleti Circus

Domenica 11 agosto ore 21.30 in Piazza Miramare a Marcelli

Numana, 10 agosto 2019 – Domenica 11 agosto in Piazza Miramare a Marcelli, ore 21.30, per la rassegna Ti racconto una storia sul mare, il  Gruppo Teatrale Recremisi con la regia di Caterina Grisanti, mette in scena Capuleti Circus una storia liberamente ispirata al Romeo e Giulietta di W. Shakespeare.

Qui sopra, e sotto, foto di scena di ‘Capuleti Corcus’

Due universi si confrontano su un unico palcoscenico: una comunità di brave persone, che basa la propria esistenza su valori come la sicurezza, lo studio, i buoni investimenti, la pianificazione attenta del futuro; e una comunità di individui irregolari, che hanno scelto di vivere liberi da certe convenzioni, da fisse dimore, da stabili legami, figli del vento.

Sul palcoscenico prende vita una versione attuale di uno dei più amati e conosciuti drammi shakespeariani, tragedia giovanile per eccellenza, luogo dove si consuma il sacrificio dei sentimenti sull’altare delle tradizioni e dei conflitti sociali. Metafora centrale di questo tentativo di superare stereotipi sociali e culturali diviene lo spazio del circo, luogo dove ogni ruolo può diventare gioco e creatività.

Ma anche questo contesto si rivela per i due giovani protagonisti un’illusione: meccanismi ferrei regolano l’esistenza e le dinamiche sociali della vita circense, e leggi non scritte vincolano gli artisti ad un autoreferenziale isolamento. La fuga del giovane Romeo dai binari già tracciati da una famiglia borghese, verso il mondo circense di Giulia, si conclude nell’unica forma di libertà concessa alla condizione dei due giovani.

Ingresso libero.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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