Smile Numana presenta Gianluca Impastato

Il comico porta sul palco di Piazza Miramare a Marcelli: ‘30anni fotomodello’

Numana, 5 luglio 2019 – Debutta questa sera in Piazza Miramare a Marcelli, ore 21:30, la  terza edizione della rassegna Smile Numana. L’evento sulla comicità che si dividerà su entrambe le piazze di Marcelli e Numana per tutta l’estate 2019, annovera artisti che provengono dalle note trasmissioni  televisive di cabaret come Colorado, Zelig e Zelig off.

Gianluca Impastato

Ad aprire la rassegna sarà Gianluca Impastato, volto noto del cabaret televisivo milanese, comico e blogger. Inizia la sua carriera con I Turbolenti, gruppo fondato insieme con Gianluca Fubelli tra il 1997 e il 1998. Dopo vari premi ricevuti insieme al gruppo, Impastato nel 2003 sale sul palco di Colorado e vi rimane per tutte le edizioni successive, presentando personaggi molto apprezzati dal pubblico come Chicco D’Oliva e Mariello Prapapappo.

Ha partecipato a Paperissima Sprint e Guida al Campionato; è stato attore in diverse serie televisive (Medici miei, Così fan tutte, Fratelli Benvenuti) e film (Eccezzziunale… veramente Capitolo secondo… me, Treddy Movie).  Questa sera sul palco di Piazza Miramare a  Marcelli andrà in scena con l’ opera  “Gianluca Impastato 30 anni fotomodello “, dove vestirà i panni del bravissimo Chicco D’Oliva, il sommelier più strampalato della storia che dispensa consigli e suggerimenti sul vino nella sua rubrica “Gusto”. Ma sarà anche Mariello Prapapappo, l’uomo dei misteri, professione “gingillatore” con le sue improbabili avventure. Orario dello spettacolo ore 21:30 Piazza Miramare a Marcelli – ingresso libero.

 

redazionale

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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