Vox Phoenicis a Tolentino per ricordare Fabrizio De André

Al Politeama ‘L'amore sacro e l'amor profano’ concerto del coro lauretano dedicato al cantautore genovese

Tolentino, 22 settembre 2021 – Dopo un anno dall’ultimo concerto pubblico del Vox Phoenicis, venerdì 24 settembre ore 21.15 al teatro Politeama di Tolentino torna in scena il coro lauretano diretto da Carlo Paniccià per il concerto L’amore sacro e l’amor profano. Ricordando Fabrizio De Andrè nell’ambito del progetto Marche inVita lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma.

Partners, la direzione generale Spettacolo del MiBACT, Regione Marche, Amat e i Club Rotary di Tolentino e Loreto.

È una vera e propria chicca musicale realizzata per ricordare il popolare cantautore genovese (1940-1999). Il concerto, che prende in prestito l’ultimo verso della canzone “Bocca di Rosa” composta da De André e pubblicata nel 1967, prevede l’esecuzione di una suite scelta di alcune canzoni del popolare cantautore nell’elaborazione e arrangiamento per coro misto e pianoforte di Mauro Zuccante.

Il Vox Phoenicis sarà accompagnato al pianoforte da Marco Mannini.

Durante il concerto sarà possibile ascoltare canzoni molto popolari come Il pescatore, Quello che non ho, Amore che vieni, amore che vai, Creuza de mä, Geordie, Una storia sbagliata, Ho visto Nina volare, La guerra di Piero, La città vecchia, Via del campo, Il testamento di Tito, Bocca di Rosa, Hotel Supramonte, Il suonatore Jones.

L’evento concertistico è ad ingresso libero con prenotazione obbligatoria e consentito esclusivamente ai possessori del Green pass. Prenotazioni presso il botteghino del Politeama dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20 (telefono 0733 968043).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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