Form e Conerobus: al concerto ti portiamo noi!

Nuova iniziativa per assistere alle produzioni dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana. Primo viaggio organizzato per il concerto del 22 marzo a Jesi, seguiranno Roma e Osimo

Ancona 21 marzo 2019 – Al concerto Form con il bus. La Fondazione Orchestra Regionale delle Marche e Conerobus lanciano una nuova speciale iniziativa per la stagione sinfonica in corso, a favore della mobilità sostenibile e per la comodità degli spettatori: la possibilità di andare a vedere un concerto con il trasporto pubblico.

Ma non c’è solo la comodità del viaggio in questa proposta perché, durante il tragitto di andata (partenza da Ancona), è prevista una introduzione a cura del musicologo Cristiano Veroli sul programma della serata, tra riflessioni, informazioni e curiosità sulle musiche che verranno eseguite.

«La sound experience promossa dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana – afferma Carlo Pesaresi, presidente Form – viene così arricchita da momenti di socialità, conoscenza e approfondimento di argomenti di natura musicale e culturale».

Il progetto si sviluppa su tre concerti, con la possibilità di acquistare anche una singola uscita. Si parte da Ancona diretti a Jesi, per il concerto al Teatro Pergolesi del 22 marzo, quindi destinazione Roma il 30 marzo e Osimo il 13 aprile.

«Con questa iniziativa Conerobus – dichiara il presidente della società per la mobilità intercomunale di Ancona e provincia Muzio Papaveri – conferma il proprio impegno di azienda al servizio dei cittadini in ogni occasione: non solo negli spostamenti quotidiani, ma anche nei momenti dedicati allo svago e alla cultura. Vogliamo che gli utenti possano sempre contare su di noi».

L’Orchestra Filarmonica marchigiana

Un’ora prima del concerto, il servizio di Conerobus parte da piazza Cavour ad Ancona e si dirige al Teatro Pergolesi di Jesi per permettere agli spettatori di assistere al concerto “Virtuoso”, in massima tranquillità e comodità e quindi rientrare a casa, senza lo stress di guidare nella notte o cercare il posto auto. Protagonisti della serata due grandi virtuosi italiani, l’eclettica violoncellista Miriam Prandi e il contrabbassista e direttore Enrico Fagone, impegnati nell’esecuzione di un variegato e accattivante programma di musiche composte da Gentile, Čajkovskij, Bottesini e Mozart. Il costo complessivo per questo primo concerto è di 25 euro (biglietto A/R del bus e biglietto per il concerto).

Più strutturato il viaggio a Roma che prevede una sosta più lunga e la possibilità di visitare una mostra prima di assistere a “Choralia”, in cui la Form, diretta da Marco Berrini, si esibisce con il complesso corale Vox Poetica Ensemble di Fermo, unito per l’occasione al Vocalia Consort di Roma.

Anche la trasferta di Osimo comprende l’ingresso alla mostra: in questo caso del writer inglese più famoso al mondo, Bansky. Al Teatro La Nuova Fenice poi ci sarà una entusiasmante esperienza di suono attraverso vari generi e stili musicali che traccia una singolare “storia del violino” da Bach ai Queen passando per Mendelssohn, Čajkovskij, Ravel, Gershwin: perfettamente congeniale all’eclettica personalità del grande violinista serbo Stefan Milenkovich e alla sua inimitabile capacità comunicativa.

L’organizzazione tecnica del viaggio è curata da Geosfera Viaggi. Per informazioni e acquisto dei biglietti rivolgersi al numero 071 8853148 (info@geosferaviaggi.it). Il viaggio viene organizzato con un minimo di 20 partecipanti ed è obbligatoria la prenotazione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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