Da Dante a Leopardi: musiche per i duecento anni de l’infinito – 2

Musica e Poesia in concerto a Recanati, sabato 23 febbraio

Recanati, 22 febbraio 2019 – Con la firma del Ministro Bonisoli del decreto di nomina del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario dell’Infinito, si apre ufficialmente il palcoscenico del ricco programma di eventi nazionali ed internazionali che caratterizzeranno le celebrazioni della famosa poesia di Giacomo Leopardi per i prossimi tre anni.

“Sono molto soddisfatto per il risultato raggiunto – ha dichiarato il Presidente del Centro Studi Leopardiani Fabio Corvatta è  la seconda volta nella storia dell’Italia Repubblicana che negli atti parlamentari compare la celebrazione dell’opera di Giacomo Leopardi, la prima  fu per il Bicentenario della nascita.”

Ad aprire il palcoscenico sugli eventi un primo affascinante viaggio tra musica e poesia “ La musica dei Poeti – da Dante a Leopardi” in programma domani sabato 23 febbraio a Recanati alle ore 21 presso l’Auditorium Centro Mondiale della Poesia e della Cultura. Protagonista del concerto  l’Infinto messo in musica da Mario Castelnuovo Tedesco e cantato dal tenore  Anzor Pilia.

Il concerto “Da Dante a Leopardi” offrirà un programma con alcune celebri liriche della letteratura italiana messe in musica da diversi compositori: tra i poeti oltre a Leopardi, Dante, Petrarca, Boccaccio, Re Enzo di Hohenstaufen, D’Annunzio e Pascoli; tra i musicisti il romantico Pinsuti, accanto a una schiera di autori del Novecento italiano, tra cui Castelnuovo Tedesco, Pizzetti, Respighi, Tosti, Zandonai.

Accademia d’Arte Lirica di Osimo

Nella città natia di Leopardi, con la pianista Valeria Picardi, saranno sei i cantanti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo a misurarsi con testi di grande difficoltà linguistica e interpretativa:  i soprani Anastasia Demchenko, Zuzanna Klemańka e Maria Romano,  il mezzosoprano Magda Chichiashvili; il tenore Anzor Pilia e  il baritono Vladislav Chursin.  Prima di ogni brano musicale le poesie saranno lette da Tiziana Bonifazi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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