Ancona – Ti Ci Porto Festival: concerto dei New Jack Hustler

Al porto antico venerdì 30 giugno ore 21.15

Ancona – Salutiamo il mese di giugno con il concerto di domani, venerdì 30 giugno, al porto antico dei New Jack Hustler, il duo composto da Stritti e Stylo, che proporranno il sound anni 90’s arricchito anche da produzioni personali, per un viaggio a 360 gradi della hip hop culture.

Simone Mecozzi, in arte “Stritti” del duo New Jack Hustler, si esibirà domani sera venerdì 30 giugno al porto antico di Ancona nell’ambito di Ti Ci porto Festival 2017 

Il concerto è organizzato nell’ambito di Ti Ci Porto festival e avrà inizio alle 21.30. I protagonisti sul palco saranno Luca Verdinelli in arte Stylo, classe 1987 originario di Montegranaro autore dal 2006 ad oggi di numerosi dischi e Mc (Master of Ceremonies) di successo nelle serate marchigiane dedicate all’hip hop.

Stritti (Simone Mecozzi, dj, performer e artista, è un nome noto ormai da anni a livello nazionale grazie alla partecipazione nei maggiori dj set, contest e eventi hip hop. Nel 2016 è uscito il disco HipHopCorn e ha poi iniziato il tour per tantissime date con il progetto Showcase Soul/Hip Hop dal nome “So Soul” con Veronica Key.

L’evento musicale di domani chiude il primo mese del festival gratuito Ti Ci Porto al porto antico. Come sempre, prima e durante lo show sarà possibile degustare un aperitivo o una cena presso i tanti stand enogastronomici coordinati dalla Bontà delle Marche, che propongono specialità di mare e di terra, street food e piatti biologici e vegetariani.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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