Mago per svago e danza verticale sulla torre campanaria

Sabato 30 dicembre in Auditorium San Francesco e piazza Leopardi

Castelfidardo – Natalfidardo non finisce di stupire e dal cilindro di eventi recupera domani, sabato 30 dicembre, due appuntamenti di forte impatto emotivo: Mago per svago, alle 17.00 in Auditorium San Francesco e Hold me, danza verticale sulla torre campanaria della Chiesa Collegiata in programma alle 19.00.

Simon Luca Barboni e Mirco Bruzzesi 

Mago per Svago, L’abile teatro di e con Simon Luca Barboni e Mirco Bruzzesi si rivela al pubblico grazie alla  colonna sonora. Un ritmo trascinante che nei suoi accenti racchiude i momenti più significativi della storia. Racconta di un mago e del suo spettacolo, ma soprattutto di un assistente e del suo desiderio di conquistare la scena. La classica magia viene così riproposta in una forma inedita, una sorta di parodia di se stessa: gli imprevisti, gli errori, un epilogo che ribalta l’intera scena e commuove sia grandi (grazie al livello degli esercizi di tecnica circense) che piccini, grazie all’assenza di testi recitati e alla mimica claunesca. Alle 17.00, ingresso libero, Auditorium San Francesco.

Hold me con Caterina Del Giudice

Da una suggestione all’altra, alle 19.00, in piazza Leopardi ecco la Danza verticale sulla Torre Campanaria della Chiesa Collegiata Santo Stefano con Caterina Del Giudice (danzatrice aerea “Aria di circo”) accompagnata dalla fisarmonica di Antonino De Luca. Hold me è una storia, un’opportunità, un gioco: due arti si danno appuntamento in aria, ribaltando le prospettive e alzandosi in volo. Danza e musica si inseguono tra balzi, sguardi e acrobazie per fondersi e tenersi vicini, con l’interpretazione appassionata dall’ambasciatore della fisarmonica.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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