Le memorie di Adriano Olivetti in scena al Teatro Astra

Castelfidardo misura la sua realtà industriale con quella della visione del grande imprenditore di Ivrea

Castelfidardo, 24 novembre 2021 – Nell’ambito della rassegna teatrale A più voci a cura di Rovine Circolari con la direzione artistica di Isabella Carloni in collaborazione con la Regione Marche, Amat e i Comuni di Castelfidardo e Osimo, va in scena giovedì 25 novembre alle 21.00 al Teatro Astra Le memorie di Adriano”.

Il lavoro è frutto del secondo studio di una drammaturgia condivisa che sfocerà in una produzione dedicata ad Adriano Olivetti e alla sua idea di impresa sociale. Le lungimiranti intuizioni del grande imprenditore di Ivrea e la sua visione della “comunità concreta” fanno da contraltare allo specifico sviluppo del territorio fidardense e alla comunità del distretto industriale musicale.

Storia e leggenda, letteratura e poesia raccontano di come l’impresa e lo sviluppo possano conciliarsi con il benessere di un territorio, la sua vocazione, il suo paesaggio e la vita dei suoi lavoratori. La serata è stata preceduta da un laboratorio in collaborazione con l’Unitre di Castelfidardo, durante il quale si è approfondito il pensiero e l’avventura di Olivetti a partire dalla memoria storica del nostro territorio.

Isabella Carloni

In scena Isabella Carloni, che cura anche la drammaturgia del progetto, in dialogo con gli itinerari musicali di Paolo Bragaglia che consentono allo spettatore incursioni nel mondo dell’elettronica, che ha conosciuto interessanti sviluppi proprio negli anni del dopoguerra e che ha incrociato anche la produzione musicale di Castelfidardo con interessanti sperimentazioni.

Per accedere alla sala è necessario il Green pass. Informazioni e biglietti (posto unico 6 euro):
Rovine Circolari 335 6603495; e-mail: info@danielacalisti.it

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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