Castelfidardo – “A più voci”, rassegna teatrale a cura di Isabella Carloni

Tre appuntamenti su figure di donna all’Astra da martedì 21 novembre

Castelfidardo – Il teatro, l’arte, l’ironia come risposta alla deriva violenta del contemporaneo. Un progetto importante, un segnale forte quello che l’attrice Isabella Carloni propone nella sua Castelfidardo ove dà vita a una delle prime rassegne teatrali professionali di scena all’Astra patrocinata dall’Amministrazione comunale, dalla Pro loco, dall’Amat (associazione marchigiana attività teatrale), e dalla Commissione regionale Pari opportunità.

“A più voci” si articola in tre rappresentazioni legate da un filo logico culturale oltre che dalla comune matrice: produzioni dell’associazione Rovine Circolari, monologhi in cui Isabella è intensa e convincente interprete di storie di donne tanto forti quanto fragili e tormentate.

Isabella Carloni nei panni di Ada Merini

Da “Alda Merini: i beati giorni dell’innocenza” di Antonio Lovascio, che aprirà gli appuntamenti martedì 21 novembre a “Viola di mare” (di cui la Carloni è anche autrice), in programma nella serata di martedì 28 novembre (con replica all’indomani mattina riservata alle scuole), per poi chiudere martedì 5 dicembre con “Lo sguardo audace”, lo studio del nuovo lavoro, che debutterà a gennaio in Urbino, centrato sulla geniale pittrice Artemisia Gentileschi e la sua Cleopatra.

«È un’iniziativa apripista che mi auguro si tramuti nella prima edizione di un’abitudine al teatro», dice Isabella Carloni spiegando la coraggiosa ispirazione di una rassegna che vuole stimolare il dialogo e il confronto tanto da aver previsto anche un “dopo-teatro” nei locali del circolo Boccascena di via Montebello per condividere impressioni ed emozioni con l’attrice.

Gli spettacoli saranno presentati anche ai ragazzi e alle ragazze dell’Istituto Meucci di Castelfidardo (il 17) e a quelli della sede di Osimo (il 14) per un percorso di riflessione insieme su queste tematiche e per invitarli a teatro con le loro famiglie.

Le prevendite sono aperte presso la Pro loco in piazza della Repubblica al costo di 10 euro a spettacolo. Info: 0717822987; 3356603497.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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