Sulla materna Il Gabbiano troppe incertezze e risposte insufficienti

La denuncia arriva dalla lista XSirolo di Fabia Buglioni: “Il sindaco Moschella inadeguato alla carica che riveste”

Sirolo, 26 febbraio 2021 – La lista civica XSirolo, capitanata da Fabia Buglioni, torna sulle problematiche che hanno investito la scuola materna Il Gabbiano e che ne hanno determinato la chiusura, ad oggi non ancora risolte.

Sirolo – Fabia Buglioni

XSirolo, durante il Consiglio comunale di mercoledì 24 febbraio ha presentato, sul tema della scuola, un’interrogazione dove chiedeva al sindaco Moschella quando l’avrebbe riaperta. Di seguito, le risposte ottenute dal primo cittadino sirolese:

– I monitoraggi sono terminati, ma non sono ancora pervenuti i risultati degli ultimi due prelievi eseguiti nella stagione estiva (24-31 Agosto 2020) e autunnale (10-20 Novembre 2020). La giustificazione sarebbe che le effettive analisi vengono condotte da un laboratorio in Veneto. Il commento di XSirolo: “Non abbiamo potuto tacere sul fatto che sia piuttosto scandaloso che ormai a marzo, quando le iscrizioni alla scuola sono già concluse, non ci siano ancora dei dati oggettivi e completi sui quali ragionare e poter fare scelte”.

– L’odore sgradevole sembrerebbe diminuito in questi mesi, ma non si è compreso o accertato se tale diminuzione sia conseguenza del tempo trascorso o dell’accensione del trattamento dell’aria meccanico che scambia l’aria con l’esterno.

– Non c’è ancora nessuna idea su come sia possibile eliminare l’odore sgradevole, non avendo ancora rintracciata la causa dello stesso.

Sirolo – La scuola dell’infanzia Il Gabbiano

Con riferimento all’accollo del probabile esborso monetario a carico del Comune o dell’azienda costruttrice per la sistemazione dello stabile, la risposta di Moschella riportata da XSirolo è stata: “si dovrà valutare in capo a chi sarà ricondotta la responsabilità. Ciò non può essere deciso e definito fino all’arrivo degli ultimi risultati delle analisi”.

Visti gli esiti negativi delle prime due analisi sulla presenza nella scuola di sostanze volatili pericolose per la salute, X Sirolo ha chiesto al Sindaco: “se fosse possibile iniziare a prendere in considerazione le attività di bonifica e di sistemazione in previsione del prossimo anno scolastico”. Ottenendo però risposta negativa, con Moschella che ribadiva: “non si può alterare lo stato dei luoghi fino a che i risultati non siano pervenuti. Il risultato più importante è proprio quello del prelievo effettuato a novembre, l’unico di tutti i monitoraggi eseguito a riscaldamento in funzione”.

Sirolo – Il sindaco, Filippo Moschella

In ultimo, alla domanda di XSirolo che ha chiesto se si prevede che lo stabile possa essere riaperto per il prossimo anno scolastico, il Sindaco  ha risposto: sì!.

Il commento finale della lista XSirolo, insoddisfatta delle “incertezze contenute nelle risposte date dal primo cittadino”, è piuttosto duro: «Trattare la scuola come la scena di un delitto di cui si può disporre all’infinito, è un atteggiamento assurdo. Farsi belli sulla stampa perché arrivano 400.000 euro per le pensiline degli autobus, per carità importanti, e lasciare numerose famiglie nell’incertezza sulla collocazione dei propri figli e circa 600.000 euro di scuola chiusi a chiave perché si è incapaci di arrivare ad una conclusione, denota l’inadeguatezza di Moschella alla carica che riveste.

Senza nulla togliere alla scuola materna privata (operante a Numana, su suolo di Sirolo) che riceverà aiuti pubblici, come appare sulla stampa, sottolineiamo che questa notizia stride con la situazione dei bimbi, e rispettive famiglie, della scuola pubblica lasciati troppo tempo nell’incertezza».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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