Scuola Il Gabbiano, si lavora per eliminare gli odori sgradevoli

Open day a Sirolo con i genitori sabato 11 settembre e inaugurazione della riqualificazione il 15 settembre, primo giorno di scuola

Sirolo, 19 agosto 2021 – Partiranno venerdì 20 agosto i lavori per l’eliminazione del disagio olfattivo nelle aule della scuola dell’Infanzia Il Gabbiano di Sirolo, che prevedono l’asportazione di tutto il rivestimento in pvc delle pareti.

Sabato 11 settembre, dalle ore 10.00 alle 12.00, il sindaco Filippo Moschella, la Giunta e l’Ufficio tecnico riceveranno nella scuola i genitori dei bambini iscritti e tutti i sirolesi, per far visitare i locali riqualificati, esibire la documentazione tecnica e rispondere a tutte le domande.

«Finalmente – precisa il Sindaco, scriveremo la parola fine all’annosa vicenda nata nel febbraio 2019, a seguito della segnalazione di un genitore preoccupato per la persistenza di odori sgradevoli nelle aule».

Sirolo – La nuova scuola dell’infanzia Il Gabbiano

La storia

  • A seguito di una prima verifica giornaliera dell’Arpam alla scuola, erano state evidenziate alcune sostanze volatili. Dopo l’insediamento della nuova Amministrazione, avvenuta a maggio del 2019, in settembre era stata effettuata una seconda misurazione giornaliera su richiesta dell’Ente pubblico, grazie alla quale era stata segnalata la presenza della formaldeide in uno solo dei tre principali grandi ambienti scolastici. Il 17 ottobre 2019, arrivava l’ordinanza che vietava l’accesso alla scuola e spostava i bambini e le attività didattiche nella precedente sede di Via Giulietti.
  • A seguito di un esposto di alcuni genitori, la Procura della Repubblica aveva sequestrato la scuola per quasi 7 mesi, dal 30 ottobre 2019 al maggio 2020, facendo effettuare, per la prima volta, una misurazione con la nuova metodologia settimanale.
  • Nonostante il risultato positivo della misurazione e il dissequestro della scuola, il Comune aveva richiesto autonomamente e per maggiore certezza altri tre monitoraggi con la nuova metodologia, uno in ogni stagione, per sfruttare le diverse condizioni climatiche e variare le condizioni di esercizio (aerazione forzata e riscaldamento).
  • A fine aprile 2021 il Comune, dopo la positiva valutazione finale dell’Asur Marche e dell’Arpam, aveva incaricato un legale e la professoressa Maria Letizia Ruello, ricercatrice senior del dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia dell’Ambiente ed Urbanistica dell’Università Politecnica delle Marche, per effettuare lo studio del disagio olfattivo.
la professoressa Maria Letizia Ruello

La Ruello, nella sua relazione consegnata nei giorni scorsi, ha precisato che nella problematica non entrano in gioco fattori analitici ma piuttosto fattori sensoriali. La stessa, in merito all’analisi dei campioni di pvc prelevati dalle pareti e dal pavimento della scuola, ha dichiarato che: «sebbene non si possa far altro che constatare la salubrità degli ambienti della scuola sulla base di parametri chimici di qualità dell’aria, ciò nulla toglie alla gravità del problema dovuto al disagio olfattivo», raccomandando di fatto la rimozione del materiale di rivestimento.

In pochi giorni l’Ufficio Tecnico comunale ha organizzato i lavori di rimozione, che dureranno circa due settimane. Il costo dei lavori è stato approvato all’unanimità nel corso dell’ultima Giunta.

«Adesso – conclude Moschella – come padre e amministratore sono felice di offrire a tutti i sirolesi una delle scuole più controllate d’Italia, con una struttura in legno nuova, moderna e antisismica, e con un sistema di aerazione che ricambia e filtra costantemente l’aria bloccando le particelle dannose per la salute».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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