Al via a Osimo la ventitreesima edizione del Master in Counseling

A cura di Aspic Marche la scienza e l'arte della Relazione d'Aiuto

Osimo, 24 settembre 2021 – Imparare ad affrontare con fiducia e positività i cambiamenti; coltivare la consapevolezza di sé e del proprio stile comunicativo migliorando i risultati nella professione e la qualità delle relazioni umane; sperimentare la forza del Gruppo – inteso come contenitore emotivo e luogo di condivisione – maturando un positivo senso di appartenenza.

Sono solo tre dei tantissimi traguardi che si ottengono frequentando il Master Triennale in Counseling della Scuola Superiore Europea di Counseling Aspic di Ancona, giunto ormai alla sua ventitreesima edizione.

Un percorso che prevede 450 ore d’aula e altri 450 extra, e che include numerosi momenti teorici, pratici e di lavoro su se stessi per diventare Counselor professionista (I livello). Una formazione che riconosce la centralità al Gruppo di apprendimento, grazie al quale ciascuno dei partecipanti può sentirsi accolto ed essere se stesso. Per saperne di più, è prevista una presentazione gratuita del corso, a cura della docente Emanuela Ceresani, sabato 25 settembre 2021 alle ore 10, presso la sede ASPIC in Via D’Ancona, 73/A a San Biagio di Osimo (AN).

Il corso triennale promuove relazioni basate sull’ascolto empatico e sull’assertività, liberando le persone dalla reattività e da forme comunicative inefficaci. Si rivolge in particolare: alle figure che operano in ambito socio-educativo; a tutte le figure professionali impegnate in campo sanitario; a tutti coloro che si avvalgono della comunicazione come strumento per il benessere organizzativo (quadri e manager con ruoli di responsabilità operanti in imprese, cooperative e pubblica amministrazione; liberi professionisti; consulenti; formatori; orientatori); a chi desideri migliorare la comunicazione interpersonale nella vita lavorativa, in famiglia, in società.

Per info chiamare il n. 071 7108609 o scrivere a: info@aspicmarche.it.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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