Ventilazione meccanica controllata in due scuole di Numana

Gli impianti verranno installati nelle aule della scuola dell’infanzia a Marcelli e della primaria Rodari

Numana, 27 marzo 2021 – Dopo la dotazione di banchi monoposto e di tensostrutture per i pergolati, che consentono di effettuare lezioni e laboratori all’aperto (ottenuti tramite fondi strutturali europei – Programma operativo nazionale), continua l’impegno dell’Amministrazione numanese per garantire, con interventi concreti e mirati, la salubrità degli ambienti scolastici.

Numana – Scuola Rodari

Il Comune è infatti riuscito ad aggiudicarsi, con altri sei della provincia di Ancona (Falconara, Monte Roberto, Rosora, Santa Maria Nuova, Sassoferrato e Serra San Quirico), un finanziamento regionale di ben 36.000,00 euro, destinato all’acquisto di impianti di ventilazione meccanica controllata che verranno installati nelle aule della scuola dell’infanzia di Marcelli e della scuola primaria Rodari, in quanto la scuola Elia è già dotata di un impianto di ricambio dell’aria.

«Lo svolgimento in sicurezza e in presenza delle lezioni rappresenta una priorità per questa Amministrazione – dice il sindaco Tombolinie tali impianti sono un efficace strumento a garanzia della salute dei nostri ragazzi e del personale scolastico, non solo durante il periodo di emergenza Covid 19 ma anche in futuro, contro il diffondersi dei virus influenzali, in quanto consentiranno di ridurre quasi totalmente le particelle infette nell’aria».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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