Pesaro – Lo Snals chiede l’uso obbligatorio delle mascherine nella scuola

Una richiesta urgente inviata a Presidente, Assessori e Prefetti della Regione Marche. Il testo integrale

Pesaro, 31 ottobre 2020 – Lo Snals Confsal, il sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola, scrive una lettera urgente al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, a quello alla Cultura Giorgia Latini, al direttore Asur Marche Nadia Storti; ai prefetti di Ancona Antonio Acunto, di Ascoli Piceno Rita Stentella, di Fermo Vincenza Filippi, di Macerata Flavio Ferdani, di Pesaro Urbino Vittorio Lapolla e al direttore generale Usr Marche Marco Ugo Filisetti.

Oggetto della missiva, alla luce della gravissima situazione epidemiologica Sars-Cov 2, una richiesta d’intervento urgente per l’uso obbligatorio delle mascherine nella scuola. Di seguito il testo integrale:

Mascherine obbligatorie nella scuola anche durante la didattica? (foto by nostrofiglio,it)

premesso

– che l’art.1 del Dpcm 24 ottobre 2020 – Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero  territorio nazionale – stabilisce l’obbligo di indossare la mascherina per chi si trova negli ambienti chiusi (Art. 1.  “1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei  casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, e con esclusione dei predetti obblighi:

  1. a) per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
  2. b) per i bambini di età inferiore ai sei anni;
  3. c) per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

È fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi. ….”;

– che le indicazioni espresse dal CTS nel verbale n. 104 del 31 agosto 2020 chiariscono a pag.8:

Il dato epidemiologico, le conoscenze scientifiche e le implicazioni organizzative riscontrate potranno determinare una modifica delle raccomandazioni sopra riportate anche in relazione ai differenti trend epidemiologici locali/regionali, dalla autorità sanitaria, la quale potrà prevedere l’obbligo della mascherina anche in situazioni statiche con il rispetto del distanziamento per un determinato periodo, all’interno di una strategia di scalabilità delle misure di prevenzione e controllo, modulare rispetto alle esigenze della continuità ed efficacia dei percorsi formativi”;

che dell’obbligatorietà dell’art. 1 DPCM 24/10/20 deve prendersi atto senza indugio anche nelle scuole, prevedendo l’uso della mascherina anche nei momenti statici in cui gli studenti sono seduti ai banchi;

– che infatti la sopra ricordata nota pubblicata dal Comitato tecnico scientifico è chiara: la protezione non serve se viene rispettata la distanza di un metro, ma è possibile “una modifica delle raccomandazioni proposte” in base all’andamento epidemiologico;

– che in base ai “trend epidemiologici locali“, quindi all’andamento del contagio nelle diverse aree, le Asl potranno “prevedere l’obbligo della mascherina anche in situazioni statiche”, cioè anche quando si è seduti al banco;

– che “L’apertura delle scuole è una esigenza primaria del Paese, ma lo è altrettanto la sicurezza e la continuità delle attività”;

– che il Comitato tecnico scientifico prosegue spiegando che “nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria”;

– che infine, a partire da maggio 2020, il Cts ha elaborato diversi documenti con elementi tecnici di valutazione, sottoposti al decisore politico, circa la possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da Sars-Cov-2, con l’obiettivo di garantire la salute e la sicurezza per la apertura delle scuole in questo drammatico anno scolastico;

Pesaro – Paola Martano, segretario regionale Snals Confsal Marche

chiede

un intervento urgente da parte dell’autorità sanitaria, affinché si applichi con tempestività in tutte le scuole della Regione Marche l’art.1 del Dpcm 24 ottobre 2020 – Misure urgenti di contenimento del  contagio sull’intero territorio nazionale – l’obbligo di indossare sempre, anche nei momenti statici, i dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso, esplicitamente comprendendo tra questi le aule scolastiche di ciascuna scuola di ogni ordine e grado ad eccezione della scuola dell’infanzia.

La richiesta è stata già ufficialmente avanzata dalla scrivente nelle riunioni del tavolo tecnico regionale sul Covid presso l’Usr Marche, in presenza dei responsabili delle aree vaste dell’Asur, in particolare nella riunione del 28 ottobre c.m. cui ha partecipato il dottor Fiacchini.

Si chiede dunque alle Autorità in indirizzo, ciascuna in funzione delle proprie competenze, di intervenire tempestivamente per tutelare il diritto alla salute degli alunni e di tutti gli operatori della scuola.

In attesa di un sollecito e positivo riscontro, si porgono distinti saluti

Firmato: Paola Martano segretario regionale Snals Confsal Marche

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo