L’Università si è presentata ad oltre 5 mila studenti delle superiori

Una sei giorni dal titolo inequivocabile: “Progetta il tuo futuro” con l’obiettivo di orientare i giovani nella scelta del corso di laurea

Ancona – C’è voglia di conoscere per decidere in modo consapevole la strada da intraprendere. Anche ieri, lunedì 12 febbraio, ultimo appuntamento per le giornate di orientamento all’Università Politecnica delle Marche, i ragazzi si sono dimostrati attenti e pieni di domande.

Il Rettore Sauro Longhi in Aula Magna durante il saluto ai ragazzi delle superiori 

In questi sei giorni con “Progetta il tuo futuro” l’Univpm ha accolto più di 5.000 ragazzi delle superiori dando informazioni pratiche sui corsi, consigli semplici per scegliere cosa studiare anche in virtù dei dati sull’occupazione post laurea e ha aperto le porte dei laboratori. L’obiettivo di questo appuntamento che ogni anno richiama tanta attenzione è dare più strumenti possibili per scegliere in base alle proprie passioni e alle proprie aspirazioni.

«Abbiamo bisogno dei vostri sogni e della vostra voglia di rivoluzionare e innovare, seguite i vostri sogni e scegliete di studiare per raggiungerli – ha detto loro il Rettore Sauro Longhi – Non esiste una professione adatta ad un uomo o ad una donna, esistono diverse professioni a seconda delle diverse passioni delle studentesse e degli studenti».

I tutor Univpm mentre rispondono alle domande dei ragazzi 

Ricordando, inoltre, che l’Univpm conta una percentuale di laureati occupati sopra la media nazionale di oltre 10 punti percentuali, e ben 5 dipartimenti eccellenti nella ricerca secondo il Miur.

«Alle ragazze e ai ragazzi che attraversano il presente – ha ribadito con forza il Rettore – vorrei dire ad alta voce, dal luogo in cui vivo, l’Università, un luogo di ‘cittadinanza globale’ dove studentesse e studenti di culture diverse si incontrano, di diffondere con determinazione e forza la propria esperienza e i valori che esprimono. Alle ragazze e ai ragazzi incontrati in questi giorni non ho parlato della robotica, la mia materia, ma delle differenze che hanno valore, come quelle che ci hanno permesso di costruire l’Europa, di abbattere muri e frontiere per accogliere persone, idee e culture diverse. Valori che ora vorrebbero cancellare con la paura del diverso».

Una visita ai laboratori di Medicina. 

Davide Mazzanti, ct della nazionale di volley femminile, è stato l’ospite di quest’anno. Mercoledì 7 febbraio in Aula Magna incontrando i ragazzi li ha incoraggiati a conoscere, ad essere curiosi perché «il sapere –  ha detto Mazzanti – è la base del vostro percorso di vita per arrivare a scoprire cosa volete essere e raggiungere i vostri obiettivi». Mazzanti ha poi presentato il progetto innovativo su cui sta lavorando insieme all’Univpm, sull’uso dei sistemi di visione per la misura delle performance delle atlete.

 

redazionale

 


Un commento alla notizia “L’Università si è presentata ad oltre 5 mila studenti delle superiori”:

  1. marco a says:

    bella iniziativa, ma come ogni anno, non si tiene conto delle prenotazioni effettuate dalle scuole e molti studenti non trovano posto a sedere in aula magna

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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