Ancona – Centri Estivi del Comune dal 4 al 29 luglio

Per bambini/e dai 3 ai 14 anni. Iscrizioni aperte dal 21 al 28 giugno 2022. La tabella delle tariffe

Ancona, 20 giugno 2022 – Il Comune di Ancona organizza i Centri Estivi che si svolgeranno dal 4 al 29 luglio dalle ore 8 alle 14:30. I destinatari del servizio sono i bambini/e dai 3 ai 14 anni che nell’anno scolastico 2021/2022 hanno frequentato la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di 1° grado, e che compiano 14 anni nel corso dell’anno solare 2022.

Saranno accettate solo le domande (per un numero massimo di 369 iscritti) che perverranno dalle ore 14 del 21 giugno fino alle ore 14 del 28 giugno, e che dovranno essere inviate al seguente indirizzo: edu@alcantarasrl.com.

Le sedi e il numero indicativo degli iscritti in cui si svolgeranno le attività sono:

per la scuola dell’Infanzia

1) Infanzia Piaget (Via Montegrappa) – 21 bambini/e

2) Infanzia Verne (Via Tiziano) – 28 bambini/e

3) Infanzia XXV Aprile (Via XXV Aprile) – 28 bambini/e

4) Infanzia Gramsci (Via Brodolini, 21) – 21 bambini/e

5) Infanzia Fantasia (Via Fermo) – 28 bambini/e

6) Infanzia Tombari (Via Dell’Artigianato 26) – 21 bambini/e

7) Infanzia Gabbianella (Via Togliatti, 60) – 21 bambini/e

8) Infanzia Primavera (Via Brecce Bianche 72/A) – 21 bambini/e

per la primaria

1) Primaria Frank (Via Brodolini, 27) – 48 bambini/e

2) Primaria Marinelli (Via Cupa di Posatora) – 48 bambini/e

3) Primaria Rodari (Via Brecce Bianche, 72/A) – 60 bambini/e

4) Primaria Alighieri (Via Volta, 1) – 24 bambini/e

I posti presso i centri saranno assegnati secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande, fino ad esaurimento posti disponibili. Il modulo di iscrizione si trova on line sul portale del Comune di Ancona. Le domande vanno compilate digitalmente assieme al modello relativo alla privacy.

Nella tabella che segue, approvata con delibera di Giunta n. 500 del 25 novembre 2021 sono evidenziate le tariffe per l’intero mese di luglio:

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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