Inaugurata in Corso Boccalini la sede dell’Uni-Internazionale

Formazione accademica online nell’università per imprenditori, professionisti e manager

Loreto, 10 marzo 2021 – Inaugurata, al n. 73 del centralissimo Corso Boccalini, la sede dell’Uni-Internazionale collegata con l’Università Popolare degli Studi di Milano.  Con l’apertura del Polo Didattico “Campus Ettore Ferrari” a Loreto, l’Università Popolare degli Studi di Milano si avvicina al Centro Italia.  Il Campus sarà il punto di contatto con gli studenti della Toscana, dell’Emilia Romagna, dell’Umbria e dell’Abruzzo.

Loreto – La sede dell’Uni-Internazionale in Via Boccalini

L’Università per imprenditori, professionisti e manager con riconoscimento dei CFU, che prevede esami in sede, è specializzata per studenti impegnati nel mondo del lavoro che possono laurearsi comodamente da casa grazie alle lezioni online. Non prevede test d’ammissione ed accetta iscrizioni in ogni periodo dell’anno.

L’università Popolare degli Studi di Milano, fondata nel 1901, è da sempre un’istituzione formativa d’avanguardia. Ha avuto nel suo direttivo eccellenze emerite come Gabriele D’Annunzio e Benedetto Croce.

Numerosi i percorsi di laurea di primo e secondo livello:

Corsi di laurea di primo livello:  Criminologia e Scienze Investigative; Criminologia Investigativa e Forense; Economia e Diritto; Economia e Diritto indirizzo Gestioni Patrimoniali e Immobiliari; Ingegneria Civile Ambientale e Territoriale; Ingegneria Gestionale e Industriale; Scienze della Comunicazione; Scienze Motorie e Attività Sportive; Scienze Olistiche; Scienze Politiche; Sociologia; Criminologia e Investigazioni Scientifiche.

Corsi di laurea di secondo livello:  Criminologia e Scienze Investigative; Criminologia Investigativa e scienze comportamentali; Economia e Diritto; Giurisprudenza Internazionale; Ingegneria Ambientale; Ingegneria Gestionale Industriale Economico Finanziario; Scienze della Comunicazione indirizzo Marketing e Finanza; Scienze Ortomolecolari e Naturopatiche; Scienze Politiche indirizzo Umanistico; Sociologia Ambientale e del Territorio; Sociologia indirizzo Psicologico; Moda Sostenibile e Etica del Lusso.

I corsi sono aperti a giovani e meno giovani, e ci si può scrivere in qualsiasi periodo dell’anno.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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