Riaprono venerdì 12 febbraio le scuole Sant’Anna e Regina Margherita

Il sindaco Roberto Ascani condanna gli eccessi di certi ragazzini e chiede aiuto alla Regione Marche, all’Asur e alla Prefettura

Castelfidardo, 11 febbraio 2021 – Riprendono domani mattina, venerdì 12 febbraio, in sicurezza le lezioni presso la scuola primaria Sant’Anna e materna Regina Margherita. Lo rende noto il sindaco Roberto Ascani che ha firmato l’ordinanza di riapertura che consente di svolgere l’attività didattica in presenza.

Gli esiti dell’indagine del laboratorio di virologia dell’Asur hanno escluso l’ipotesi di casi positivi collegati alla variante inglese. Una notizia che rasserena tutto l’ambiente scolastico anche perché non sono emersi altri casi nelle scuole rimaste aperte in questi giorni.

«In linea generale ad oggi c’è stato un leggero aumento dei positivi a cui fortunatamente fa riscontro un calo fra gli under 14 – fa sapere il primo cittadino fidardense – Siamo in attesa dei risultati dello screening in corso su docenti e studenti della primaria Cialdini in modo che il quadro sia ancora più chiaro e soprattutto venga confinato alle sole strutture già colpite dalla variante inglese».

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

Il Sindaco, che non ha evidentemente gradito la probabile causa del repentino espandersi del virus nelle scuole, ha chiesto aiuto anche alla Prefettura: «In via ulteriormente cautelativa – ha spiegato – ho chiesto un tavolo tecnico alla Regione Marche, all’Asur e alla Prefettura per coordinare una serie di interventi che possano fronteggiare questa emergenza epidemiologica, anche a seguito di un fenomeno tanto assurdo quanto scellerato di gruppi di ragazzini, provenienti anche da fuori città, che si radunano per filmare video musicali. Comprendo la volontà e il bisogno di socializzare ma il rischio di mettere a repentaglio la vita dei nostri concittadini non può essere accettato».

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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