Nuova Scuola media, lavori al via: 450 giorni per completare l’opera

Nel dare la notizia il sindaco Ascani rilancia: “Il Comune ha già il progetto pronto per il secondo lotto che andrà a beneficio dell’IC Mazzini e della palestra al servizio delle associazioni”

Castelfidardo, 11 novembre 2020 – La linea del traguardo è collocata al 28 gennaio 2022, data in cui si concludono i 450 giorni naturali e consecutivi previsti dal cronoprogramma per la costruzione del primo lotto della nuova scuola media.

La Giunta al gran completo, il consigliere regionale Simona Lupini e i tecnici comunali hanno effettuato stamattina un sopralluogo in Via Montessori dove mercoledì scorso sono iniziati i lavori con le operazioni di scavo del cantiere preliminari alla posa delle fondamenta.

Simona Lupini, consigliere regionale pentastellato

«È una svolta storica che regala una luce di speranza in un periodo complicato causa pandemia – ha detto il sindaco Roberto Ascani ricostruendo gli step – L’iter per arrivare a consegnare un’opera fondamentale per l’educazione e la sicurezza dei nostri giovani è stato lungo e tortuoso, ma finalmente ci siamo».

Una progettazione avviata nel 2005, una prima gara andata deserta nel 2008, poi l’aggiudicazione del 2011 vanificata dal fallimento della ditta capogruppo della cordata, poi il nuovo stop nel 2014 per l’interdittiva antimafia a carico di un’azienda fornitrice che ha messo nelle condizioni di ripartire da capo.

Castelfidardo – Il sindaco Roberto Ascani

«La pazienza di cambiare i termini del bando rendendolo più appetibile ed aspettando il momento propizio per fruire dei fondi previsti dal Miur nel 2017 è stato l’elemento determinante – continua il Sindaco – abbiamo ottenuto un finanziamento di 3.555.000 euro coprendo un altro milione con fondi di bilancio, e la gara di appalto esperita attraverso la Stazione Unica Appaltante della Provincia di Ancona ha visto partecipare ben 46 aziende, andando alla Co.Ed. srl di Padula in associazione temporanea di impresa con l’Elettrica Sistem di Cava dei Tirreni».

Il progetto, presentato nel 2018, ha subìto però un ulteriore slittamento nell’attesa che la Regione sbloccasse il mutuo, e per il ricorso di una ditta che ha contestato il metodo di calcolo applicato dalla S.U.A., «Metodo che ora fa scuola perché il Consiglio di Stato nell’ aprile 2020 lo ha ritenuto legittimo – ha esclamato in conclusione un soddisfatto Ascani – Ma finalmente eccoci qua: in uno dei punti più belli dello skyline cittadino prende corpo un polo interamente dedicato all’istruzione».

Castelfidardo – L’area dove sorgerà la nuova scuola media

Il primo lotto ospiterà i circa 350 studenti dell’I.C. Soprani in 15 aule (più laboratori, uffici e vari locali di servizio), potendo contare rispetto all’ipotesi originaria su un maggior grado di sicurezza antisismica, sull’inserimento del fotovoltaico e di un più evoluto impianto di riscaldamento e condizionamento ad irraggiamento.

La consigliera regionale Simona Lupini ha sottolineato l’importanza di «investire sul futuro per dare spazi idonei di aggregazione ad una fascia di età delicata», impegnandosi a farsi portavoce in Regione dell’esigenza «di snellire e velocizzare la burocrazia».

E il sindaco Ascani rilancia: il Comune è pronto a partecipare con un progetto già redatto e in fase di validazione al canale di finanziamento di cui alla terza annualità del piano di edilizia scolastica, in scadenza il 24 novembre, per il secondo lotto che andrà a beneficio dell’I.C. Mazzini e per la palestra, al servizio anche delle associazioni sportive.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

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