Castelfidardo – Rinnovo Consiglio d’Istituto Mazzini: esclusa la lista “Futuriamo”

“Ordinaria burocrazia oppure pretesto per escludere qualcuno?”

Castelfidardo – Rimane questo dubbio agli otto genitori che, a fronte di una mancata formalità, si sono visti negare la possibilità di candidarsi per il rinnovo del Consiglio dell’Istituto comprensivo Mazzini di Castelfidardo.

Questi i fatti

Circa una settimana prima della scadenza del termine, il gruppo deposita la lista dei candidati presso la segreteria, con a corredo i dati e le firme di venti sottoscrittori come previsto dal regolamento; nessuno eccepisce nulla fino alla data della scadenza, sette giorni dopo, quando il capolista viene avvisato dalla segreteria che mancano in allegato i documenti di riconoscimento dei firmatari e che gli stessi hanno meno di un’ora di tempo per integrare quanto presentato.

Castelfidardo – L’IC Mazzini

Ovviamente, nonostante l’immediato giro di messaggi e telefonate, i genitori non riescono a recuperare le copie di tutti e venti i documenti e quindi la dirigente si vede costretta, nel corso della commissione elettorale, riunita fra l’altro tardivamente ed oltre il termine previsto per la regolarizzazione, ad escludere la lista degli otto genitori. Fra questi, il presidente e tre membri del consiglio uscente, che in questi anni si sono trovati, in alcune occasioni, a manifestare perplessità o divergenze di vedute in merito ad alcune scelte della dirigente.

Ora i genitori hanno deciso di proporre ricorso avanti all’ufficio scolastico regionale. E si chiedono: «A fronte del sempre crescente malessere nei confronti delle istituzioni, non sarebbe stato più opportuno preferire il buon senso alla rigida applicazione della norma e dare la possibilità a questi genitori di integrare le carte e di rendersi disponibili a sostegno della scuola?»

Ma soprattutto, alla fine, dei giochi: «che cosa ha guadagnato l’istituto a far fuori un intero gruppo di persone disposte a dedicare un po’ di tempo alla scuola frequentata dai propri figli? Sicuramente una minore partecipazione delle famiglie alla vita dello stesso ed un profondo senso di delusione nei genitori coinvolti».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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