Sanità – Parte la campagna Ospedale Sicuro di Anaao Assomed Marche

Segue l'esposto sulle carenze della sicurezza all'Ospedale di Osimo. Mercante: “Un Modulo anonimo per inviarci segnalazioni che verificheremo”

Ancona, 19 giugno 2021 – Dopo l’esposto circa le carenze sotto l’aspetto della sicurezza all’Ospedale di Osimo, prosegue l’impegno di Anaao Assomed Marche, sindacato di medici e dirigenti sanitari, per contribuire a rendere la sanità pubblica sempre più a misura di cittadino.

Nasce con questo obiettivo l’iniziativa Ospedale Sicuro. Si tratta di uno sportello virtuale attivo 24 ore su 24, messo a disposizione dal sindacato regionale attraverso il proprio sito www.anaao-marche.org, al quale ci si può rivolgere per inviare una segnalazione anche anonima corredata di materiale fotografico o comunque documentale, nel quale sia gli operatori sanitari che i cittadini marchigiani possono riferire di eventuali disservizi, situazioni che rendono critico lo svolgimento delle proprie attività lavorative in sanità, criticità legate alla sicurezza e ogni altra fattispecie di problematica legata a questo settore.

Oriano Mercante, segretario Anaao Assomed Marche

«Anaao Assomed Marche si impegna a recepire queste segnalazioni e a verificarle mettendo poi in essere tutte le azioni necessarie per far sì che la situazione individuata come effettivamente critica venga sanata – ha spiegato il segretario Oriano MercanteIl principio di questo nuovo strumento è quello per il quale, essendo noi strenui difensori della sanità pubblica, proprio al fine di tutelarla, riteniamo che debba essere esente da ogni sacca di immunità che si possa creare nel conflitto tra controllato e controllore».

Cittadini-pazienti, medici, operatori sanitari e semplici fruitori dei servizi della sanità pubblica possono contribuire a migliorare il servizio. «È un percorso di civiltà – ha concluso Mercante – e contiamo sul contributo di tutti i marchigiani».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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