La Fondazione Città di Senigallia accreditata per 17 posti letto Rsa

Ospiteranno persone non autosufficienti che necessitano di cure specifiche anche per poche settimane

Senigallia, 3 dicembre 2020 – Si amplia l’offerta dei servizi della Fondazione Città di Senigallia. Da pochi giorni infatti la struttura socio sanitaria è stata accreditata con 17 posti letto di Rsa per anziani non autosufficienti.

La Regione Marche ha accolto lo scorso 26 novembre l’istanza presentata dall’ente privato a finalità pubbliche di Via del Seminario, attribuendo la classe 1 dopo la verifica da parte degli ispettori del Gruppo di Autorizzazione e Accreditamento Regionale.

La sede della Fondazione Città di Senigallia

Le residenze sanitarie assistenziali, RSA, sono strutture non ospedaliere a impronta sanitaria: ospitano per un periodo variabile, anche di poche settimane, persone non autosufficienti che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di un’articolata assistenza sanitaria.

I destinatari del servizio sono dunque per la maggior parte anziani non autosufficienti che non possono essere assistiti adeguatamente in casa e che quindi possono godere di una struttura nuova a poche centinaia di metri dal centro storico di Senigallia e adiacente all’ospedale cittadino, a servizio dell’intera vallata Misa-Nevola.

Altre prestazioni, sempre in regime residenziale, vengono dunque attivate all’interno della Fondazione Città di Senigallia: l’avvio del servizio per 17 posti letto di Rsa per anziani non autosufficienti è un’ulteriore conferma della bontà del lavoro svolto finora.

«Essere classificati in prima fascia – spiega il presidente dell’ente, Michelangelo Guzzonatonon è soltanto motivo di soddisfazione e vanto dopo il notevole impegno, le energie personali ed economiche profuse dall’ente, dal consiglio di amministrazione a tutto il personale, ma soprattutto la testimonianza che siamo in grado di offrire ai cittadini di Senigallia un servizio altamente professionalizzato, indispensabile per la comunità e vantaggioso per le famiglie, considerata anche la vicinanza alla struttura ospedaliera cittadina».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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