Inaugurato Ancona Check Point

Presso il Centro che si trova in Via delle Grazie 106 sarà possibile effettuare gratuitamente test per Hiv, Hcv e Sifilide

Ancona, 27 marzo 2022 – La città dorica e tutto il suo territorio hanno un nuovo e importante strumento per sconfiggere l’Hiv e le infezioni sessualmente trasmissibili: è stato infatti aperto Ancona Check Point, il centro presso il quale chiunque può eseguire gratuitamente ed in modo anonimo i test per Hiv, Hcv e Sifilide.

La struttura, che si trova in Via delle Grazie 106 ad Ancona, è stata inaugurata nei giorni scorsi alla presenza delle autorità e di tutte le realtà, istituzionali e del privato sociale, coinvolte nella sua realizzazione, a cominciare dall’Associazione Opere Caritative Francescane, capofila del progetto che ha vinto un bando della Fondazione Gilead Italia, e che gestirà direttamente il servizio.

Spiega Luca Saracini direttore generale dell’Associazione: «Saremo aperti tutti i mercoledì dalle 17.30 alle 20.30: per accedere ai test, vista l’emergenza Covid ancora attiva, sarà necessario prenotare un appuntamento. Per farlo sarà sufficiente andare sulla nostra nuova piattaforma web,

 www.anconacheckpoint.it,

 alla pagina “prenota il test” scegliere l’orario tra quelli a disposizione. Un’altra modalità di prenotazione sarà quella tramite il numero telefonico a disposizione, il 333 329 61 30, al quale si potrà chiamare dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00».

Oltre alla presentazione dei servizi, la giornata dell’inaugurazione è stata anche l’occasione per cementare la sinergia tra le tante realtà che sostengono il check point. Erano presenti Emma Capogrossi, assessora alla Sanità del Comune di Ancona, Luca Butini per Anlaids Marche e per gli Ospedali Riuniti di Ancona, Rossella Papli di Free Woman, Simone Breccia per la Caritas Diocesana Ancona-Osimo e Matteo Marchegiani per Arcigay Ancona oltre a Carlo Ciccioli, in rappresentanza della Regione e all’Arcivescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina.

Proprio quest’ultimo, evidenziando che l’opera di Ancona Check Point ricorda quella del Samaritano che si prende cura di chi ha bisogno, ha chiosato: «Oggi è necessario prendere in cura le persone ma soprattutto prevenire per poter intervenire meglio dopo. Quello dato da Ancona Check Point è un bel segnale, con grande valenza civile ma anche umana e spirituale».

Va sottolineato che Ancona Check Point, oltre ad avere la sede fissa in Via delle Grazie avrà anche dei punti mobili sul territorio rappresentati dalle sedi delle altre associazioni e anche dall’Informabus che girerà nelle piazze della città e nei luoghi dove si incontrano i giovani.

Ancona, oltre ad essere una tra le poche città d’Italia a vantare la presenza di un Check Point è anche una delle poche Fast Track City, ossia una città che a fronte della firma di un protocollo ufficiale (firmato lo scorso 3 dicembre), è entrata nel novero delle municipalità che si sono impegnate formalmente ad abbattere radicalmente entro il 2030 il numero di casi di Hiv.

Non è un caso che all’inaugurazione abbia partecipato anche il vicepresidente dello Iapac (l’ente che sovrintende a livello mondiale l’adesione delle città a questo protocollo), Bertrand Audoin, giunto appositamente da Parigi per sottolineare l’importanza del modello anconetano: «Non è importante la dimensione della città quanto la rete che è stata coinvolta, in questo caso particolarmente eterogenea e diversificata – ha detto Audoin – e che il progetto sia concreto e finalizzato a rendere più consapevoli le persone e a migliorare la loro vita. In questo senso porterò di sicuro, ad altre città che vogliano diventare Fast Track City, la testimonianza di quanto è stato fatto nella città di Ancona».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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