Ancona – INRCA, ricercatori precari senza contratto

A rischio il futuro della ricerca. Manifestazioni il 20 giugno in tutta Italia

Ancona – Martedì 20 giugno, dalle 10 12.30 ad Ancona presso l’Auditorium di via della Montagnola 81, si terrà l’incontro pubblico organizzato dai ricercatori precari dell’INRCA (Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani), per sensibilizzare le istituzioni e la cittadinanza sulle conseguenze della recente approvazione del “testo unico sul pubblico impiego (riforma Madia).

La riforma non prevede alcuna stabilizzazione del personale precario impiegato nella ricerca presso gli IRCCS – Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, né alcuna soluzione contrattuale in grado di garantire continuità al progresso della ricerca sanitaria in Italia.

L’iniziativa è parte di una mobilitazione nazionale che coinvolge ricercatori precari della sanità pubblica e si svolge nello stesso giorno in tutti i 21 Irccs pubblici italiani.

Tra questi, l’Inrca è l’unico presente nella Regione Marche, nonché il solo ad indirizzo geriatrico in Italia.  Attraverso l’iniziativa si chiede che il problema venga risolto tramite un piano programmatico che preveda soluzioni contrattuali idonee e lo stanziamento di fondi adeguati.

Sono 3500 in Italia le figure altamente specializzate che rischiano di restare senza lavoro dal 1° gennaio 2018, con gravissime ricadute sulla sostenibilità e sul futuro della ricerca sanitaria pubblica. Professionisti che negli ultimi 20 anni hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli IRCCS, anche attraverso forme contrattuali atipiche come co.co.co, co.co.pro, partite Iva e borse di studio.

Negli anni si è creata così una condizione di precariato strutturale. Se il Jobs Act, già nel 2015, eliminava la possibilità di ricorrere a queste forme contrattuali, il testo approvato di recente prevede un piano di stabilizzazione per i precari della pubblica amministrazione che però esclude quelli della ricerca sanitaria.

In mancanza di una soluzione, a fine anno resterà senza lavoro la maggioranza del personale impiegato nel sistema ricerca. Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere l’eccellenza di cure e servizi degli Istituti, in cui si lavora anche per migliorare prevenzione, diagnosi e terapia di malattie rare e complesse.

Chi sono i precari della ricerca sanitaria

Sono per la maggior parte figure sanitarie: biologi, biotecnologi, chimici, fisici, medici, psicologi, farmacisti. A queste si affiancano tecnici e amministrativi quali ingegneri, statistici, impiegati e documentalisti.

Si tratta di professionisti che spesso hanno conseguito dottorati di ricerca e specializzazioni, con importanti esperienze lavorative all’estero. Oltre a garantire la continuità della ricerca e dei servizi, sono in grado di incidere sulla sostenibilità finanziaria degli istituti che li ospitano.

Un laboratorio di ricerca

Spesso le loro ricerche sono autofinanziate, perché in grado di attirare fondi provenienti da enti, associazioni, fondazioni private, fondi 5×1000 e dalla volontaria contribuzione dei cittadini.

La ricerca che viene condotta è ad ampio spettro: dalla comprensione del funzionamento delle malattie, allo studio di nuovi approcci terapeutici, allo sviluppo di nuovi farmaci, ma anche di percorsi assistenziali e comunicativi sempre più efficienti.

Gli IRCCS a rischio

  • Azienda ospedaliera universitaria San Martino – IST – Istituto nazionale per la ricerca sul cancro – Genova
  • CRO – Centro di Riferimento Oncologico – Aviano (PN)
  • CROB Centro di riferimento oncologico della Basilicata – Rionero in Vulture (PZ)
  • Ente Ospedaliero specializzato in gastroenterologia Saverio De Bellis – Castellana Grotte (BA)
  • Fondazione Ca’Granda – Ospedale Maggiore Policlinico – Milano
  • Fondazione IRCCS Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei tumori – Milano
  • Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta – Milano
  • Fondazione Policlinico San Matteo – Pavia
  • IRCCS Centro Neurolesi Bonino Pulejo – Messina
  • Istituti fisioterapici ospitalieri – Istituto Dermatologico Santa Maria e San Gallicano – Roma
  • Istituti fisioterapici ospitalieri – Istituto Regina Elena
  • Istituto delle Scienze Neurologiche – Bologna
  • Istituto Giannina Gaslini – Genova
  • Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia – Reggio Emilia
  • Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani – Ancona
  • Istituto nazionale tumori Fondazione Giovanni Pascale – Napoli
  • Istituto Oncologico Veneto – Padova
  • Istituto Ortopedico Rizzoli – Bologna
  • Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani – Roma
  • Istituto tumori Giovanni Paolo II – Bari
  • Ospedale infantile Burlo Garofolo – Trieste

A questi si aggiungono i 10 Istituti Zooprofilattici pubblici presenti sul territorio nazionale.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

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