Il Paccasasso del Conero: pianta simbolo delle Marche

Per la prima volta la pianta diventa un elisir di bellezza. L’idea nasce con Conero Beauty.

30 agosto 2021 – Mai prima d’ora il Paccasasso del Conero (Crithmum Maritimum), una delle piante degli ecosistemi salmastri dell’Adriatico più ricche di Vitamina C e simbolo delle Marche, era stato utilizzato per la preparazione di prodotti cosmetici, ma Federico Patrizi e Daniele Aloi, giovani imprenditori marchigiani da sempre impegnati nel mondo della cosmesi, hanno dato vita alla linea di dermocosmesi farmaceutica Conero Beauty, basando la loro intera linea su un innovativo estratto vegetale di Paccasasso del Conero.

Daniele Aloi e Federico Patrizi fondatori di Conero Beauty

Grazie alla sapiente idea dei due imprenditori, il Paccasasso del Conero, alleato formidabile contro l’invecchiamento cellulare e già utilizzato estensivamente in ambito alimentare, entra di diritto nel mondo della cosmetica, specialmente quella naturale, ma non per questo meno efficace.

Importanti studi cosmetici internazionali, dai gruppi francesi della cosmetica più classica, a quelli indipendenti americani e inglesi, dimostrano notevoli proprietà rigenerative, antiossidanti e antirughe del Crithmum Maritimum (il Paccasasso, ndr).

L’esperidina per esempio, contenuta in grandi quantità nel Paccasasso, esercita un notevole e costante beneficio per il mantenimento dell’integrità del collagene cellulare, prevenendo l’invecchiamento della pelle e ritardando la comparsa delle rughe.

Inoltre, gli attivi presenti nel Paccasasso del Conero sono in grado di accelerare i processi di rigenerazione del tessuto cellulare stimolando il rinvigorimento della pelle e rimpolpandola dagli strati più profondi sino a quelli più superficiali, garantendo risultati “da accarezzare”.

In un mondo dove “la bellezza” sembra trasparire sempre più da filtri digitali (o chirurgici) Conero Beauty riporta l’ordine facendo rotta sull’origine: la forza della natura, nella sua prima veste cosmetica, pronta a rivoluzionare l’immaginario della cosmesi naturale anche fuori dalle Marche.

La sua funzione protettiva conferisce vigore alla barriera epidermica donandole nuova forza contro gli agenti atmosferici, non solo, con la sua azione immunostimolante e antinfiammatoria il Paccasasso stimola il sistema immunitario della pelle preservandola da stati infiammatori e garantendo un recupero immediato in caso di infezioni superficiali.

Il suo potere antiossidante è la sua firma. La “pianta della bellezza” manifesta il suo potere nella capacità di contrastare l’azione dei radicali liberi prevenendo l’invecchiamento cellulare attraverso un costante effetto schermante contro i danni causati dall’esposizione ai raggi ultravioletti e all’inquinamento atmosferico.

Grazie ad un procedimento estrattivo inedito, studiato dagli esperti chimici cosmetici di Conero Beauty, il Paccasasso del Conero oggi è al servizio di chi ama la propria pelle, e la propria terra.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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