In questa rubrica pubblicheremo periodicamente la classifica dei libri di narrativa più venduti nella nostra zona, oltre a recensioni dei romanzi più letti. Grazie alla collaborazione di librerie specializzate presenteremo le ultime novità e ve le riassumeremo in diretta. Volete conoscere qualcosa di più di un romanzo che intendete acquistare o leggere? Scriveteci in redazione citando la rubrica, faremo di tutto per accontentarvi: redazione@corrieredelconero.it

“L’arte di essere fragili” e i libri più venduti

Classifica vendite aggiornata al 1° marzo

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Narrativa: la classifica dei 10 più letti 

1Alessandro D’AveniaL’arte di essere fragiliMondadori
2Chiara GamberaleQualcosaFeltrinelli
3Carlo LucarelliIntrigo italianoEinaudi
4Maurizio De GiovanniPane per i bastardi di PizzofalconeEinaudi
5Pierfrancesco CurziNell’afaVidya
6Andrea VitaliA cantare fu il caneGarzanti
7Alan FriedmanQuesta non è l’AmericaNewton & C.
8Emiliano FittipaldiLussuriaFeltrinelli
9Alessandro RobecchiTorto marcioSellerio
9Anna ToddOra e per sempre Nothing less 2Sperling

 

Prime tre posizioni della classifica invariate rispetto a quindici giorni fa. Una posizione di vertice indiscussa per Alessandro D’Avenia con “L’arte di essere fragili”. Più sotto, troverete anche la recensione al libro. In quinta posizione entra Pierfrancesco Curzi con il suo “Nell’afa”, molto apprezzato dalle nostre parti. E ci fa piacere per vari motivi. Intanto perché Curzi è un collega giornalista, poi perché è anconetano e, in ultimo, perché è bravo.

In settima posizione una new entry: Alan Friedman con “Questa non è l’America”. Il giornalista ed economista americano, stabilmente in Italia, dipinge l’America di Trump con preoccupazione, spiegando tra l’altro quanto stiano perdendo i suoi connazionali in termini di “sociale” rispetto all’amministrazione Obama. Per finire, in nona posizione due pari merito, che poi sono due nuove entrate.

La classifica è redatta in base ai dati forniti dalle seguenti librerie:

in Mondadori Grotte Center – Camerano

tel. 071959525

mail: mondadoricamerano@libero.it

Il Mercante di Storie Osimo

tel. 071 723 2065

mail: ilmercantedistorie@live.it

Libreria Aleph Castelfidardo

tel. 071 7825248

mail: librerialeph@gmail.com

LA RECENSIONE

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“L’ARTE DI ESSERE FRAGILI”

di Alessandro D’Avenia – Mondadori:

Un successo straordinario per l’ultimo libro di Alessandro D’Avenia, professore siciliano già autore di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, “Ciò che inferno non è” e “Cose che nessuno sa”, titoli bestseller molto amati dal pubblico e anche dagli insegnanti delle scuole superiori, che sempre più spesso li inseriscono nelle letture consigliate ai ragazzi.
“L’arte di essere fragili” più che un vero e proprio romanzo è un intimissimo dialogo immaginario tra D’Avenia e Giacomo Leopardi, che fa emergere una nuova chiave di lettura del nostro più grande poeta moderno, troppo spesso considerato il padre del pessimismo cosmico. Un’immagine che negli ultimi tempi è stata rivista e stravolta, prima con l’uscita del film di Mario Martone “Il giovane favoloso”, e ora con questo romanzo.
Leopardi era tutt’altro che triste e malinconico, ma affamato di vita ed esplosivo. D’Avenia, parlando con Leopardi, cerca una risposta alla domanda che tutti, almeno una volta nella vita, si sono rivolti: qual è la chiave della felicità?
Risposta che trova nell’energia vitale che risplende nascosta nei versi e nella vita del poeta, e che cerca di trasmettere a tutti i suoi lettori con un viaggio che è una vera e propria dichiarazione d’amore alla vita.
Consigliatissimo ai giovani alle prese con le prime fragilità tipiche dell’adolescenza, e agli adulti vogliosi di riscoprire un nuovo Leopardi.
a cura di Beatrice Ricci, Libreria Mondadori Grotte Center Camerano

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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