In questa rubrica affronteremo con l'Arch. Michele Ricci dello studio Archética gli argomenti di attualità che riguardano l'architettura e la casa, in particolar modo gli aspetti che più ci riguardano e necessitano particolare attenzione come le relazioni che hanno gli edifici con la sostenibilità ambientale ed economica, la sicurezza ma anche normative e notizie dal mondo del design. Potete interagire con l'autore scrivendo a: redazione@corrieredelconero.it

Tre motivi per scegliere materiali edili naturali

Salute, durabilità, ambiente

Quando si progetta e realizza un nuovo edificio o ci si impegna in una ristrutturazione o più semplicemente si sta “rinfrescando casa” ridipingendo le pareti, è importante concentrarsi nella giusta scelta dei materiali utilizzati. È importante perché fa effettivamente differenza se utilizziamo materiali sintetici o naturali.

Per materiali edili naturali si intende quelli ammessi in Bioedilizia. Tra i preferiti dal sottoscritto troviamo legno, terra cruda, calce, canapa, paglia, bambù. I motivi per cui è meglio scegliere quest’ultimi sono molti più di tre ma a compensare l’estrema sintesi di questo elenco ci saranno necessari approfondimenti negli articoli a venire.

Sarà interessante scoprire come le caratteristiche di questi materiali interconnettono tra loro gli aspetti vantaggiosi nel loro utilizzo. Quali sono dunque le motivazioni principali?

Salute

man wearing gas mask work with laptop
man wearing gas mask work with laptop

Lo stato di buona salute di una persona in relazione all’ambiente “chiuso” come possono essere residenze, uffici, scuole, palestre e così via è una tematica presa spesso sotto gamba e poco conosciuta. Nonostante la maggior parte di noi passi quasi l’intera giornata in un ambinte chiuso pochi considerano che i nostri ambienti interni sono spesso più inquinati degli ambienti all’aria aperta. Si chiama inquinamento “indoor” o appunto interno. È facile intuire perché.

Il Ministero della Salute dichiara che le principali fonti interne di inquinamento sono rappresentate da: occupanti (uomo, animali), polvere (ottimo ricettacolo per i microrganismi), strutture, materiali edili, arredi, impianti (condizionatori, umidificatori, impianti idraulici), e aria esterna; i materiali utilizzati per la costruzione e l’arredamento possono rappresentare una importante fonte di inquinamento indoor. Il problema delle emissioni perdura durante tutto il ciclo di vita utile dell’edificio.

I componenti emessi dai materiali edili vengono a contatto con l’organismo degli abitanti per via cutanea, inalatoria o ingeriti, e diventano parte del loro metabolismo.

Le fonti di inquinamento sono tante ed è necessario, come anticipato, un approfondimento adeguato ma è facilmente deducibile che se ci circondiamo di materiali naturali piuttosto che sintetici, ossia chimici, è probabile che diminuiamo le possibilità di ammalarci.

È importante sottolineare che la buona salute di un abitante dipende anche da altri fattori; ad esempio le muffe devono assolutamente essere evitate. Approfondiremo prossimamente anche questo argomento e vedremo come la formazione della muffa è legata anche alla scelta della natura dei materiali.

Durabilità

casa-giapponese

La cultura di questi ultimi 100 anni ci ha portato a pensare che i materiali sintetici, artificialmente prodotti, siano più resistenti e duraturi di quelli naturali. È veramente così? Il cemento armato è più duraturo di una struttura in pietra o in legno? Facendo una attenta analisi delle nostre città, confrontando edifici moderni (costruiti nel secondo dopo guerra), con edifici più classici probabilmente scopriremo di no.

Scopriremmo anche che un intonaco di calce naturale è molto più duraturo di un intonaco a base cementizia. Possiamo anche scoprire che una pittura per muri interni in argilla colorata, nel tempo non si scolorirà come una pittura sintetica. Prossimamente porterò esempi comparativi di durabilità tra edifici in latero-cemento ed edifici in paglia… vedremo come il risultato non sia così scontato come molti pensano.

Ambiente

casa-moderna

È indiscutibile che sia necessario che gli edifici, sia nuovi che esistenti, debbano essere energeticamente efficienti ossia con bassi consumi per il loro riscaldamento invernale e raffrescamento estivo. Questo ovviamente per una questione ambientale: maggiori consumi energetici significa, purtroppo ancora oggi, maggior consumo di combustibili fossili come petrolio e carbone, quindi maggior inquinamento globale.

Qualcuno potrebbe far notare che è possibile rendere termicamente efficiente, anche ai massimi livelli, un nuovo edificio o uno già esistente con materiali sintetici molto in voga come ad esempio i cappotti in EPS (polistirene espanso sintetizzato), o XPS (polistirene estruso), o poliuretano. È vero, tecnicamente giusto ma non vi sembra assurdo cercare di svincolarsi dalla dipendenza del petrolio utilizzando prodotti derivati dal petrolio?

Oltretutto in termini di consumi energetici e di impatto ambientale quanto è stato speso per la loro produzione? Riusciremo poi a smaltirli nell’ambiente una volta che l’edificio in futuro perderà la sua utilità o verrà ristrutturato? In altre parole lasciamo alle future generazioni una eredità difficile da gestire.

L’utilizzo di materiali naturali vegetale come quelli precedentemente citati crescono in aree molto più vicine al luogo dove verranno lavorati ed impiegati rispetto ad un giacimento di petrolio; inoltre, significa usare materie prime rigenerabili e naturalmente compostabili.  E forse è questo l’aspetto più importante: il ciclo vita. Qualunque prodotto stiamo acquistando chiediamoci sempre: che impatto avrà una volta buttato via?


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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