Rammarico Lardini, la myCicero vince in rimonta

Volley A1/F: 1° turno di ritorno della Samsung Galaxy Volley Cup

MYCICERO PESARO – LARDINI FILOTTRANO 3-1

Pesaro. Peccato. La myCicero fa suo il derby di ritorno, ma la Lardini ha di che mordersi le mani, soprattutto per il vantaggio non monetizzato di 19-13 nel quarto set. La Lardini targata Giuseppe Nica (all’esordio sulla panchina filottranese) esce dal PalaCampanara con il rammarico di quel che poteva essere in una partita che le filottranesi interpretano bene in avvio, trovando la chiave giusta per mettere in difficoltà la myCicero nella quarta frazione.

Pesaro-Lardini: attacco Scuka

Fa tutto la Lardini in avvio, i suoi punti ma anche quelli della myCicero (5-5). Filottrano tiene bene a muro (Scuka e Tomsia per il 5-7). Nizetich firma il primo punto “made” in Pesaro (7-7), le padrone di casa costruiscono il break con Aelbrecht prima e Bokan poi (14-11). Dal time out di Nica la Lardini esce con grande energia, Tomsia e Mitchem riducono il gap, l’americana impatta a quota 15 direttamente al servizio, imitata poi da Mazzaro (17-17). Hutinski è più lesta a rete, Van Hecke attacca out e così la Lardini costruisce in prezioso break (18-20), conservato da Scuka e Mitchem (20-22).

È un errore in ricezione a consentire a Van Hecke di pareggiare (22-22), ma prima Mitchem (5 punti con il 66%) e poi l’ace di Bosio garantiscono due palle set a Filottrano (22-24). Bokan annulla il primo, ma Arciprete sbaglia il servizio per l’1-0 Lardini.

Pesaro-Lardini: attacco Van Hecke

Si riparte dal muro di Bokan (3-2), dai punti di Tomsia (5-5) e da un equilibrio che, sul servizio di Nizetich, si spezza con i punti di Van Hecke e Bokan e con il muro di Aelbreach (12-6). Il break (6-0) fa male alla Lardini e dà slancio a Pesaro, che aumenta l’intensità difensiva e vola sul +9 (19-10). Nica manda in campo Melli, che prova a scuotere la Lardini (20-13), ma la myCicero tocca il +10 (23-13) con l’ace di Nizetich e Van Hecke (8 punti con l’80% di efficacia) chiude un set da 51% in attacco e 93% in ricezione.

La squadra di Bertini inizia bene il terzo set (2-0), la reazione della Lardini è immediata: Mitchem a muro mette la freccia (2-3), Hutinski in battuta fa segnare il +2 (3-5). Il servizio di Pesaro tiene in costante affanno la ricezione filottranese, Bokan (2 ace) e Olivotto spingono la myCicero sul 12-7. Mazzaro interrompe il break pesarese, Tomsia e Melli fanno ripartire la Lardini (14-11), che si avvicina (15-13) sul pallonetto di Mitchem. La myCicero respinge il ritorno di Filottrano e con Van Hecke mette le mani sul set (19-14).

Pesaro-Lardini: Bosio a colloquio con Nica

L’ex Gamba prova a garantire solidità alla seconda linea filottranese, Aelbrecht e Bokan non concedono nulla e Pesaro fa 2-1. Coach Nica ridisegna la Lardini in avvio di quarto set, con Melli opposta a Bosio, Mitchem e Scuka in banda. In “quattro” Filottrano costruisce i punti del vantaggio esterno (4-5), la Lardini stringe i denti, ci mette l’anima in difesa e con Mazzaro e Melli allunga (7-11).

Scuka risponde a Bokan (9-13) e dopo il muro di Cambi (11-13) è il mani out di Melli a scrivere a referto il +5 Lardini (11-16). L’attaccante mantovana si erge a muro (13-19), Filottrano sembra poter arrivare in fondo, ma la myCicero non molla, Van Hecke chiude uno scambio lunghissimo e dimezza il divario (16-19). Nica arresta il gioco, Van Hecke conserva però la mano caldissima (18-19). Mitchem interrompe il break (18-20), Melli tiene avanti Filottrano (20-21), ma la Lardini sbaglia e Bokan la punisce (23-21). La Lardini trova la forza per rimettersi in pista e impattare con il mani out di Scuka, Aelbrecht e Van Hecke spengono le speranze filottranesi.

MYCICERO PESARO: Cambi 3, Van Hecke 20, Olivotto 7, Aelbrecht 17, Bokan 17, Nizetich 8, Ghilardi (L); Vagnini, Bussoli, Baldi 2, Carraro, Arciprete 1. N.e.:, Lapi. All. Bertini – Burini.

LARDINI FILOTTRANO: Bosio 2, Tomsia 6, Mazzaro 4, Hutinski 5, Mitchem 15, Scuka 9, Gamba (L); Melli 9, Gamba, Negrini, Agrifoglio. N.e.: Pomili. All. Nica – Quintini.

ARBITRI: Lot e Satanassi.

PARZIALI: 23-25 (23’), 25-14 (20’), 25-18 (22’), 25-23 (28’).

NOTE: spettatori 1.000 circa con circa 300 sostenitori della Lardini. Pesaro: battute sbagliate 17, battute vincenti 3, muri 12, ricezione positiva 81% (57% perfetta), attacco 48%. Lardini: b.s. 7, b.v. 5, mu. 7, ric. pos. 75% (53%), att. 37%.

 

redazionali


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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