Vicenda Cosmo, Pugnaloni: “il ricorso al Tar Marche indispensabile”

A detta del primo cittadino osimano era l’unica via per insinuarsi nel passivo del fallimento: “assurde le dichiarazioni del consigliere Latini”

Osimo, 20 febbraio 2019 – “Attendo con serenità le querele annunciate del consigliere comunale Dino Latini, certo di essermi limitato a raccontare la verità sostanziale dei fatti con documentazione alla mano”.

Esordisce così il sindaco Simone Pugnaloni dando seguito alla querelle nata fra lui e Dino Latini in merito al fallimento della Cosmo.

Nei giorni scorsi la curatela fallimentare della Cosmo Spa aveva chiesto un risarcimento danni al Comune di Osimo per milioni di euro. Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, assieme al vicesindaco Mauro Pellegrini, il sindaco ha ripercorso le dinamiche della vicenda, mostrando ai giornalisti copia dell’esposto-denuncia presentato nel 2015 sulla fideiussione irregolare, costringendo in tal modo il Comune di Osimo a realizzare con fondi propri la strada che costeggia la nuova sede della Lega del Filo d’Oro, che a breve verrà inaugurata.

D’altro canto – ha proseguito Pugnaloni – ben comprendo il nervosismo del consigliere Latini, dal momento che la vicenda in questione riguarda i precedenti governi delle Liste Civiche”.

È bene precisare che solo il Tar è l’organo competente a giudicare in materia urbanistica, e può dunque accertare il titolo e la quantificazione del danno che serviranno successivamente ad insinuarsi nel passivo della società fallita. “E così abbiamo fatto! – conclude Pugnaloni – Strano che un avvocato di professione, a me avverso politicamente, non conosca queste basilari regole procedurali. Altrimenti, se avessimo rinunciato al Tar, avremmo di fatto rinunciato al contenzioso, causando un possibile danno erariale a carico dell’ente comunale. Stupisce che il consigliere comunale Dino Latini, su questioni così delicate, alzi il tono del dibattito politico: il fine sembra essere solo quello di deviare eventuali sue responsabilità, tanto più che è iniziata da tempo (ma forse per lui non è mai terminata) la campagna elettorale”.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

© riproduzione riservata


link dell'articolo