Nomina di Monica Bordoni in Regione: l’accusa del PD osimano

La capogruppo di Liste Civiche chiamata da Dino Latini a ricoprire il ruolo di addetta al Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale

Osimo, 19 novembre 2020 – Monica Bordoni, già capogruppo di Liste Civiche in seno al Consiglio comunale, è stata nominata addetta al Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale, dove il Presidente del Consiglio regionale non è altri che Dino Latini.

Osimo – Monica Bordoni di Liste Civiche

Una nomina che il PD osimano non ha affatto digerito, rilanciando e commentando la notizia con un sarcastico: «Un  incarico, quello della Bordoni, da 43.500 euro annui più oneri e Irap a carico della Regione, ovviamente!»

Dino Latini, attuale presidente del Consiglio regionale marchigiano

Per poi passare a spiegare nei fatti l’accusa: «Hanno applicato con coerenza il principio dello Spoil System per collocare persone di fiducia nell’apparato burocratico. Lo avevano detto e scritto nel 2014 di preferirlo alla meritocrazia e lo hanno realizzato alla prima occasione. Ma nel 2014 la Bordoni scriveva anche di taglio della spesa, zero indennità per amministratori, scelta degli incarichi con voto online. Forse vale solo per Osimo, non per la Regione», il commento sarcastico del PD.

Che non manca di puntare il dito anche contro Dino Latini: «E nel 2013 l’attuale Presidente del Consiglio regionale – Latini, appunto – scriveva pubblicamente che fossero “revocati tutti gli incarichi amministrativi e burocratici inutili che affastellano il corpo della Regione”. Forse vale solo quando governano gli altri», la chiusa finale del PO osimano.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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