A Osimo Liste civiche analizza il voto e ragiona sulle comunali 2019

I risultati delle Politiche 2018 nel Comune dei senza testa rispecchia quelli nazionali.

Osimo, come l’Italia, ha visto la vittoria del M5S e del centro destra rispettivamente primi e secondi. La sinistra, nel suo complesso, si attesta a 5.400 voti. Su questi numeri ragiona il Gruppo consiliare di minoranza Liste civiche che rivela: «I nostri sondaggi locali hanno sbagliato solo nella forbice massima del M5S dato al 35% e minima del PD dato un punto percentuale sopra».

Rispetto al 2013 il M5S è aumentato di 300 voti, mentre il centrodestra di quasi 2.000 voti. La sinistra ha avuto un tracollo di quasi il 20%.

Dino Latini, a capo del Gruppo consiliare di minoranza Liste civiche (foto d’archivio)

Partono da qui Liste civiche, per ipotizzare lo scenario che potrebbe delinearsi in città il prossimo anno: «Per le elezioni Comunali 2019 – prevedono – la battaglia è, a nostro avviso, tra M5S e sinistra, nel senso che oggettivamente entrambi gli schieramenti hanno due possibilità. La prima andando tutti e due al ballottaggio: il M5S sicuramente, mentre la sinistra, se tutta unita, può superare sia il centrodestra sia le diverse liste civiche. La seconda, se uno dei due va al ballottaggio e l’altro no, sarà favorito da un naturale travaso di voti da chi dei due viene escluso».

Una riflessione e lettura di quello che potrebbe essere, che pone interrogativi sul progetto migliore da mettere in campo per Liste civiche: «Noi? Saremo presenti per un progetto completamente diverso e discontinuo rispetto al passato (anche nostro), in generale e nel particolare. Venti anni fa eravamo i precursori locali di quelli che oggi sembrano essere i cardini positivi del M5S: uno vale uno, assemblearismo nelle decisioni, programma al posto delle ideologie. Ora bisogna avere il coraggio di cambiare tutto, completamente, senza nostalgie e confronti e senza l’angoscia di dover vincere a tutti i costi, ma con la ferma volontà di indicare una nuova possibile forma di società».

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo