Nasce la lista ‘Siamo Numana’, Alessandro Selva candidato sindaco

Al momento, è la sola lista civica che si contrappone a quella uscente di Tombolini

Numana, 14 marzo 2019 – Siamo Numana. È questo il nome della lista civica che si presenterà alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale e che vedrà Alessandro Selva come candidato sindaco. Si tratta di un progetto nuovo, che non si fonda sulle solite liste precostituite nelle segrete stanze dei partiti locali, ma sulla partecipazione dei cittadini, sulla condivisione delle cose da fare per il paese e su un programma elettorale originale e concreto.

Siamo Numana è una lista veramente civica, infatti coinvolge cittadini che hanno esperienze politiche e sociali anche molto distanti tra loro, ma che condividono il progetto per il paese e la necessità di cambiare profondamente l’azione dell’Amministrazione attualmente in carica.

Il simbolo della nuova lista civica e Alessandro Selva il suo candidato sindaco

«Attorno al programma elettorale stiamo aggregando le forze migliori del paese – spiega il candidato sindaco Alessandro Selva – da diversi mesi stiamo lavorando sui punti programmatici che contiamo di arricchire e integrare con le idee di tutti quelli che vorranno contribuire al progetto».

Nella nuova lista convergono tutte le forze di opposizione all’attuale Amministrazione Tombolini, fatta eccezione per «quei personaggi dediti al trasformismo che sembra stiano facendo l’ennesimo cambio di casacca».

Alessandro Selva, laureato in Scienze politiche all’Università degli Studi di Bologna ed esperto in politiche strategiche del territorio e finanziamenti europei. È stato consulente per la Regione Emilia Romagna nel campo della pianificazione territoriale e in progetti di cooperazione dell’Unione Europea. Negli ultimi cinque anni ha lavorato per Numana tra i banchi dell’opposizione, senza mai esitare e nel pieno rispetto degli ideali che i suoi sostenitori gli avevano affidato.

Lo slogan della lista è ‘Numana, finalmente siete Voi!’ per l’amore verso questo paese e perché vuole mettere al centro tutti i numanesi, con le loro idee, necessità e problematiche. «La nostra speranza – è la chiosa di Alessandro Selva – è quella di far capire ai numanesi che la partecipazione, la trasparenza e la sostenibilità sono più che parole: sono prospettive!»

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Europee 2019: al voto! al voto! 2

Tra ieri, oggi, domani e domenica al voto in 400 milioni


24 maggio 2019 – Per il nono rinnovo del Parlamento dell’Unione europea sono chiamati alle urne 400 milioni di elettori. Ieri hanno iniziato a votare nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; oggi toccherà all’Irlanda, sabato 25 maggio alla Lettonia, Repubblica Ceca, Malta e Slovacchia. Infine, domenica 26, tutti gli altri Paesi dell’Unione Italia compresa.

Domenica pomeriggio, alle 18, 19 e 20, con i seggi ancora aperti in molti Paesi, l’Europarlamento diffonderà le prime stime. Ma bisognerà attendere le 20.15 per avere il primo dato aggregato su 12 Paesi, e le 21.15 per i restanti 16 Paesi. A chiusura dei seggi, dopo le 23, arriveranno le prime proiezioni sulla consistenza e la composizione dei gruppi parlamentari.

Brexit Regno Unito – Ora che la data limite per l’uscita dall’Eu del Regno Unito è stata fissata al 31 ottobre, il paradosso è che Londra manderà a Strasburgo 73 eurodeputati che, se l’accordo del ritiro venisse approvato entro il 30 giugno, non si insedierebbero neppure dal momento che il nuovo Parlamento s’insedia il 2 luglio. Se ciò dovesse avvenire, dei 73 seggi 46 verranno congelati e 27 redistribuiti fra i 14 Paesi che ne hanno diritto. All’Italia ne andrebbero 3.

In Francia il voto europeo viene considerato un vero e proprio referendum su Macron. Il presidente è in calo nei sondaggi per via degli scandali di Palazzo, dimissioni di ministri e proteste dei gilet gialli. Lo spauracchio dell’astensionismo è forte: secondo i sondaggi 3 giovani su 4 non si presenteranno alle urne.

La Germania è il Paese che esprime più eurodeputati: 93. I sondaggi dicono che la Cdu-Csu della cancelliera Merkel viaggia su un solido 30%, l’ultradestra dell’Afd è ferma al 13% così come liberali e sinistra. A stravolgere tutto potrebbero essere i Verdi, secondo partito al 20%. Con l’Spd che rischia d’incassare il peggior risultato degli ultimi decenni. Se così avverrà, sarebbe la fine per la Grosse Koalition messa in piedi dalla Merkel.

In Spagna, con il socialista Sànchez da un mese vittorioso delle Politiche ma non ancora in grado di formare un Governo, i sondaggi vedono in calo il Pse e i popolari, mentre sono in crescita la sinistra di Podemos e il centrodestra di Ciudadanos. Vera incognita l’ultradestra sovranista di Vox, per la prima volta alle elezioni europee.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Quartetto di Visegrad – sono considerate illiberali ed euroscettiche, portatrici dell’ondata populista. Mine vaganti ma solide nei loro princìpi di difesa della sovranità e del territorio. Resta da vedere come reagiranno i loro elettori nelle urne.

Della situazione dell’Italia ne ho parlato nel precedente editoriale. Comunque andrà, il 27 maggio nulla sarà più come prima. A meno che l’attaccamento alla poltrona dei gialloverdi non sarà più forte delle loro innegabili differenze. Prevedo un carico di superlavoro per il Presidente del Consiglio Conte un superSarto che, se vorrà durare, dovrà ricucire molti superstrappi.


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