Nasce il coordinamento Lega nei Comuni di Numana e Sirolo

La presentazione alla stampa venerdì 28 settembre alle 14

Numana, 26 settembre 2018 – Venerdì 28 settembre, alle ore 14:00, nella splendida cornice di piazzetta della Torre, la Lega presenterà alla stampa l’ultimo nato dei coordinamenti presenti sulla provincia di Ancona, quello di Numana e Sirolo. La conferenza stampa, vedrà la presenza del coordinatore regionale della Lega Marche, senatore Paolo Arrigoni e del coordinatore provinciale Milco Mariani.

Numana/Sirolo – Nuovo coordinamento Lega Nord nei due Comuni

Il nuovo coordinamento unitario, composto sia da numanesi che sirolesi con pari dignità, sarà solo un punto di partenza, per organizzare vicendevolmente l’attività del Movimento. Quando il gruppo di iscritti già presenti, sarà più corposo, diventeranno due gruppi autonomi ma sempre solidali tra loro.

Milco Mariani, coordinatore provinciale della Lega

Dopo la conferenza stampa, il senatore Arrigoni visiterà un’azienda locale, la Omas spa, specializzata in produzioni metalmeccaniche, recentemente citata dal Sole 24 Ore, come “modello Omas” per l’elevata presenza di robotizzazione nelle linee produttive che hanno permesso all’azienda di rimanere nel territorio, invece di de localizzare all’estero.

Paolo Arrigoni, Senatore della Lega

Il senatore.Paolo Arrigoni, che vanta una lunga esperienza di amministratore locale, oggi ricopre l’incarico di Questore al Senato, di membro della Commissione Ambiente e quello di membro del Co.pa.sir., ai più conosciuto come comitato parlamentare di controllo dell’attività dei servizi segreti.

Non meno importante l’attività svolta sia nella precedente che nell’attuale legislatura per le questioni del terremoto che hanno colpito e danneggiato pesantemente le Marche.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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