Misiti e Tombolini “ufficializzano” il destino del Distretto sanitario

«È un successo dell’impegno delle Amministrazioni comunali di Sirolo e Numana» hanno dichiarato i due sindaci

Sirolo/Numana – “L’incontro del 27 ottobre tra i sindaci di Sirolo Moreno Misiti, di Numana Gianluigi Tombolini, l’assessore regionale Moreno Pieroni, il direttore dell’Asur – Area Vasta 2 Maurizio Bevilacqua e la coordinatrice dell’Ambito Territoriale Sociale n. 13 dottoressa Alessandra Cantori, avente ad oggetto il Distretto sanitario San Michele di Sirolo e Numana, è stato proficuo e risolutivo”.

Moreno Misiti e Gianluigi Tombolini

Con questa premessa, firmata in calce dai due sindaci, si apre la nota inviata in redazione alle 12.50 di oggi. Nota con la quale viene “ufficializzata” la decisione presa in merito al destino del Distretto sanitario San Michele. Una nota tardiva, sul piano della tempistica dell’informazione, dal momento che CorConero ne aveva annunciato i contenuti già il 30 ottobre: http://www.corrieredelconero.it/sanita/numana/sirolo-il-distretto-sanitario-ex-ospedale-san-michele-restera-dove

Meglio tardi che mai.

Infatti – prosegue la nota – fra le suddette autorità è stato concordato il mantenimento degli attuali servizi svolti dall’Asur senza interruzione ed il potenziamento dell’attività socio-assistenziale a favore dei Comuni di Sirolo e di Numana e di tutti i Comuni della zona sud dell’Ambito Territoriale”.

«È un successo dell’impegno delle Amministrazioni comunali di Sirolo e Numana – hanno dichiarato i due sindaci – che hanno operato nel rispetto della legge e senza clamori, fattivamente e concretamente con grande impegno già dal 2015, per scongiurare ogni rischio di chiusura».

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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