Elezioni Regionali Marche 2020: chi è Daniele Silvetti

Cinque domande per presentare agli elettori il già coordinatore provinciale e vice coordinatore regionale di Forza Italia

#intervista promozionale legata all’acquisto di un banner pubblicitario su Corriere del Conero

Ancona, 11 settembre 2020 – A nove giorni dall’apertura dei seggi elettorali per eleggere il nuovo Governatore delle Marche, Corriere del Conero incontra alcuni candidati al ruolo di Consigliere regionale. Cinque domande, uguali per tutti, che permetterà loro di farsi conoscere meglio dai nostri lettori. Oggi è la volta di Daniele Silvetti, già coordinatore provinciale e vice coordinatore regionale di Forza Italia.

da sx: Francesco Acquaroli, candidato presidente del centrodestra alla Regione Marche; Daniele Silvetti, candidato consigliere regionale; Francesco Battistoni, senatore di Forza Italia

Chi è Daniele Silvetti?

Ho 46 anni ed esercito la professione di avvocato. Sono nato e vivo con la mia famiglia e lavoro ad Ancona. Ho una grande passione per la politica che mi ha portato all’attivismo fin dai tempi del liceo. In oltre 30 anni d’impegno ho sempre difeso le idee nelle quali credo riconoscendomi nei valori del Partito Popolare Europeo e di Forza Italia.

Perché la sua candidatura (o ricandidatura) alle regionali 2020?

Come coordinatore provinciale e vice coordinatore regionale di Forza Italia, ero molto impegnato nel creare una “squadra” di candidati che fosse aperta ad un’esperienza civica di sindaci, consiglieri comunali, importanti elementi della società civile, come in effetti è accaduto. Contemporaneamente però, mi è stato chiesto con forza di non essere solo allenatore ma anche capitano di quella squadra. Ho accolto con slancio la fiducia nel mio contributo e ritengo che dopo due legislature da consigliere di opposizione oggi ci possano essere le premesse per contribuire al governo delle Marche e quindi la sfida è molto stimolante.

da sx: Maurizio Gasparri, presidente del gruppo parlamentare Forza Italia al Senato della Repubblica; Daniele Silvetti, già coordinatore provinciale e vice coordinatore regionale di Forza Italia

Tre punti essenziali del suo programma

Primo punto le infrastrutture e il rilancio economico: le Marche hanno bisogno di uscire da un isolamento infrastrutturale che penalizza il nostro sistema manifatturiero e le possibilità di agganciare una ripresa che in Italia è ancora molto debole ma che sui mercati internazionali è già consistente. Secondo punto il sistema del welfare: va ripensato nel suo complesso riscrivendo il piano sanitario regionale e riempiendolo di contenuti riequilibrando il peso burocratico amministrativo a favore di quello medico-sanitario, dando efficienza al sistema di prenotazione delle visite e investendo su una sanità pubblica più diffusa sul territorio che garantisca i servizi minimi essenziali per tutti i cittadini, dall’entroterra alla costa. Il terzo punto riguarda il rapporto con l’Europa: il Recovery Fund costituirà una grande opportunità per il rilancio delle nostre Imprese. Il rapporto con le Istituzioni europee dovrà essere continuativo e strutturale. Occorre dare una svolta alla ricostruzione post sisma delle Marche, semplificando le procedure e costituendo una cabina di regia fra i Sindaci del Territorio presieduta da un Commissario indicato dalla Regione.

Le due cose che ama di più della nostra regione

Le Marche sono veramente una regione plurale e questa possibilità di andare dal mare alla montagna va valorizzato in termini di incoming turistico e di promozione delle eccellenze enogastronomiche, culturali, storiche, artistiche. Dietro all’artigianato ci sono le persone, gli imprenditori. Loro sono un grande valore aggiunto, il loro saper fare, il loro ingegno, la loro creatività. Noi marchigiani siamo ingegnosi e vivaci, lavoriamo duro e sappiamo fare grandi cose ma i tempi dell’economia finora non hanno coinciso con quelli della politica: è ora di azzerare il gap valorizzando il ruolo della Camera di Commercio unica e migliorando la viabilità stradale e ferroviaria.

Mandi un messaggio agli elettori marchigiani

Mi candido alle prossime elezioni regionali del 20-21 settembre convinto di poter dare un contributo al buon governo di questa regione che è la mia casa. Con Francesco Acquaroli presidente mi lega un’amicizia giovanile e so che potremo fare molto per andare incontro alle legittime aspettative dei marchigiani che chiedono un deciso rinnovamento. Dal 2018 ben 8 regioni hanno cambiato segno politico affidandosi al governo del centro destra. È tempo che anche le Marche compiano questa svolta, e votando Forza Italia scrivendo Silvetti garantisco esperienza, concretezza e competenza.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Il dilemma dei cameranesi doc

Dove andrà a finire il loro voto per le Regionali?


Camerano, 16 settembre 2020 – Mancano quattro giorni all’apertura dei seggi per votare sì o no al referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Un election day per la verità, dal momento che qui nelle Marche si vota anche per eleggere il nuovo Presidente di Regione e, in tre Comuni nella provincia di Ancona, si vota anche per eleggere il nuovo Sindaco.

Qui a Camerano saranno due le schede che verranno consegnate agli elettori: quella per il referendum e quella per le regionali. E su quest’ultima mi vorrei soffermare. Non foss’altro, perché qui a Camerano a distanza di vent’anni c’è un cameranese doc candidato alla carica di consigliere regionale nelle fila di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Unico candidato in tutto il Comune. Si chiama Lorenzo Rabini (foto) e in paese lo conoscono praticamente tutti. Perché è stato – ed è –  consigliere comunale dal 2001 e consigliere provinciale dal 2007.

Una lunga militanza politica la sua, che nel 2000 lo aveva già portato ad una prima candidatura alla Regione: “Quello fu un modo per farmi conoscere territorialmente” dice lui a tal proposito.

Ma è un’altra la riflessione che vorrei fare e la domanda che mi pongo. Una curiosità che senz’altro verrà appagata il 22 settembre a scrutini terminati. Quanti voti i cameranesi, dirotteranno su di lui? Camerano è un Comune che da decenni è governato dal PD, anche se il sindaco in carica me lo negò espressamente a precisa domanda anni fa. E se il PD sta lì da tempo, significa che di simpatizzanti in paese ne ha una buona manciata.

Cosa prevarrà negli animi di questi simpatizzanti, la bocciatura a prescindere verso un uomo di centrodestra, o la volontà e la necessità di avere in Regione uno che li rappresenti? Per giunta, uno di loro, un compaesano. Detta in un altro modo, quanto hanno colto, i cameranesi, della lunga esperienza politica accumulata negli anni da Rabini? Quanto potrà essere utile un compaesano in Regione per provare a cambiare le sorti e il futuro di un paese come Camerano che si sta spegnendo giorno dopo giorno? Sempre, ovviamente, che Rabini in Regione ci arrivi.

Personalmente, ho sempre pensato e pesato il mio voto badando più al candidato e al suo programma; cercando di valutare come si è mosso negli anni e quanto ha prodotto, come lo ha prodotto e verso chi, piuttosto che basarlo sul colore di una bandiera o di una chiesa. Eppoi, diciamocelo: tra avere un conoscente in Regione e non averlo, è sempre preferibile averlo: non si sa mai!

Staremo a vedere come la pensano e come si muoveranno i cameranesi. Se la vivranno come un’opportunità in più o: “chi se ne importa, tanto il paese è quello che è e non sarà certo un Rabini di turno a cambiare il suo destino”, come mi ha detto tempo fa un altro cameranese doc.

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