Ancona – Potere al Popolo: presidio sotto la Rai vestiti da fantasmi

“Basta con l’oscuramento mediatico” lamentano i responsabili del partito

Ancona – La visibilità mediatica è uno dei temi principali che molte compagini politiche lamentano durante la fase della campagna elettorale. C’è sempre qualcuno che si sente reietto di fronte agli spazi televisivi e dei media in genere che, a loro dire, privilegiano i partiti più grandi rispetto agli ultimi arrivati.

È il caso, ma non è l’unico, di Potere al Popolo che, lamentando una visibilità scarsa, se non addirittura nulla, ha deciso una manifestazione di protesta oggi pomeriggio alle 15.30 di fronte alla sede Rai di Ancona.

Ecco, in forma integrale, il comunicato da loro inviato in redazione:

A meno di un mese dalla fine della campagna elettorale il servizio pubblico d’informazione nazionale continua a operare come se Potere al Popolo non esistesse.

50mila firme raccolte, una mobilitazione popolare che ha portato alla convocazione di centinaia di assemblee territoriali in 150 diverse città, due momenti nazionali partecipati da 800 e 1000 persone, tutto questo viene completamente ignorato.
Eppure niente di paragonabile è accaduto intorno ai processi elettorali delle altre compagini che partecipano alle elezioni nei soli ultimi due mesi!

Per Potere al Popolo nessuna citazione nei TG, una sola volta la partecipazione a un talk show, pochissime nei servizi giornalistici, mentre a formazioni sempre minori, presenti su pochissimi luoghi del territorio nazionale, si riservano spazio e visibilità enormi.

Parlano per noi gli esempi di +europa (che ha addirittura rinunciato a raccogliere le firme!), le formazioni di estrema destra, Casapound&Co che spesso e volentieri troviamo in prima serata deliziandoci con discorsi iper razzisti e violenti.

La sede Rai di Ancona

Vogliamo che venga data un’informazione completa e veritiera, vogliamo che chiunque abbia la possibilità di andare a votare il prossimo 4 marzo in maniera cosciente perché sono state presentate con trasparenza temi e programmi anche della nostra lista. È il minimo che un servizio pubblico degno di questo nome possa fare.

Oggi, 8 Febbraio andremo a chiedere conto proprio di questo. Vestiti da fantasmi perché l’informazione pubblica ci tratta come tali: invece noi esistiamo e pretendiamo che anche la nostra realtà venga raccontata!​

Flash mob davanti alla Rai di Ancona alle ore 15.30”.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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