Tommaso Moreschi chiarisce: “Assessore? No. Presidente? Improbabile”

Il candidato sindaco di Solidarietà Popolare per Castelfidardo risponde alle voci incontrollate che circolano in città

Castelfidardo, 21 ottobre 2021 – Intervenendo in merito al dibattito di questi giorni sull’esito del voto Tommaso Moreschi, candidato sindaco di Solidarietà Popolare per Castelfidardo, in una nota ufficiale inviata in redazione chiarisce la sua posizione e alcune dichiarazioni che, a suo dire, forse sono state fraintese.

«Credo che la linea del movimento di cui faccio parte, Solidarietà Popolare, sia stata sempre molto chiara: apartiticità, coerenza e nessun compromesso – l’esordio di Moreschi – Lo abbiamo dimostrato in campagna elettorale e lo riconfermiamo oggi, in attesa che chi ha vinto le elezioni decida come procedere e chi nominare nella sua Giunta.

Tommaso Moreschi di Solidarietà Popolare per Castelfidardo

Abbiamo dichiarato subito dopo la proclamazione di Ascani di essere pronti a collaborare sulle questioni importanti per la città, cosa che avremmo fatto anche in caso di vittoria degli altri candidati, ma anche che comunque avremmo fatto un’opposizione seria, attenta e costruttiva.

Nello specifico per quanto riguarda la mia persona, anche se sono stato contattato da più parti, sia prima che dopo il ballottaggio, ho sempre detto in maniera chiara che non ho alcuna intenzione di accettare un eventuale incarico di assessore in altre compagini. Il mio ruolo è stato deciso e sancito dalle votazioni: porterò in Consiglio comunale la voce del mio movimento e dei 1.400 cittadini che, dandoci la preferenza, si sono riconosciuti nella nostra proposta politica.

Relativamente poi all’eventualità di una nomina come Presidente del Consiglio, paventata da qualcuno, chiarisco che non mi è stata mai proposta e né io ho mai dichiarato di ambire a tale ruolo. Ribadisco quanto ho detto rispondendo alla specifica domanda di una giornalista: se la nuova Amministrazione si aprisse alla possibilità di affidare questo incarico alla minoranza, vedrei questa cosa con piacere e mi renderei disponibile a valutare la cosa alla stregua e in accordo con i colleghi dell’opposizione, seppur consapevole che – conclude Moreschi – nel mio caso, essendo io l’unico rappresentante di Solidarietà popolare in Consiglio comunale, la Presidenza è difficilmente conciliabile con il ruolo di consigliere di minoranza e quindi è una scelta improbabile».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo