Legalità Organizzata spiega il referendum del 4 dicembre da una posizione super partes

Giovedi 6 ottobre appuntamento all’ex cinema comunale con il costituzionalista Giovanni Di Cosimo

Castelfidardo. Votare sì o votare no? Questo è il dilemma. Il 4 dicembre saremo chiamati alle urne per esprimere il nostro parere attraverso un referendum che, con il nostro assenso o dissenso, provvederà o meno alla riforma costituzionale. I dibattiti politici all’interno di convegni o trasmissioni televisive e radiofoniche si sprecano, ed è praticamente scontato che ognuno cerchi di portare l’acqua al proprio mulino, creando scontri e contrapposizioni che, anziché aiutarci a farci un’opinione, creano ulteriori perplessità.

Pino Masciari, socio e presidente emerito
Pino Masciari, socio e presidente emerito di Legalità Organizzata durante un incontro con gli studenti

Per aiutare a sciogliere il nodo della matassa ed arrivare al mitico bandolo, la neonata associazione Legalità Organizzata ha deciso di dare una mano ai cittadini per far luce sulle perplessità che ancora permangono in merito al voto sul referendum costituzionale. Ponendosi, ovviamente, su un piano di totale imparzialità. Proviamo a capirne di più intervistando l’avvocato Robero Catani, presidente di Legalità Organizzata.

Avvocato, quando è nata l’associazione?

«Nasce a febbraio di quest’anno, nelle Marche. La sede operativa è ad Ancona ma quella legale è situata a Torino. È stata fatta questa scelta perché la nostra è un’associazione attiva in tutta Italia e ha soci anche al di fuori delle Marche».

Di chi è stata l’idea?

«I soci fondatori sono sette: Lara Gabbanelli e Silvia Bertini entrambe di Castelfidardo, Massimiliano Grufi, presidente del consiglio comunale di Recanati, Tommaso Conversano di Cremona, Alessandro Lippo di Civitanova e il sottoscritto. Socio e presidente emerito è Pino Masciari, imprenditore taglieggiato dalla ‘ndrangheta calabrese e costretto a vivere sotto scorta. Tengo particolarmente a sottolineare il fatto che l’associazione non si finanzia con denaro pubblico, ma con i proventi che arrivano dai soci; questo per mantenere il nostro grado d’indipendenza».

Massimiliano Grufi, presidente del consiglio comunale di Recanati
Massimiliano Grufi, presidente del consiglio comunale di Recanati

Obiettivi dell’associazione?

«La promozione della legalità è il nostro fiore all’occhiello. L’organizzazione è un’associazione apolitica e apartitica, si propone come obiettivo quello di sensibilizzare la cittadinanza su temi importanti come la legalità, la lotta alle mafie, il lavoro, la giustizia sociale. Per esempio, l’obiettivo che sta particolarmente a cuore a me e al signor Masciari è quello di promuovere e attuare dei percorsi di educazione alla legalità, andando nelle scuole superiori, soprattutto nelle classi quarta e quinta. Considerata questa la fascia di età più critica, occorre indirizzare questi ragazzi verso un percorso di legalità e rispetto delle regole, così da renderli consapevoli dei loro diritti e doveri, per farli diventare un giorno dei buoni ed onesti cittadini».

Di che cosa tratterà il primo appuntamento pubblico di Legalità organizzata?

«L’evento, che si terrà giovedì 6 ottobre alle ore 21 presso l’ex Cinema Comunale in via Mazzini a Castelfidardo, è un’occasione di incontro che ha come titolo: Focus sulla riforma della Costituzione – luci e ombre. La finalità è approfondire gli aspetti della riforma che andremo a votare a dicembre. Per aiutarci in questo difficile compito interverranno il costituzionalista Giovanni Di Cosimo, docente di diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata, e il presidente del consiglio della Regione Marche Antonio Mastrovincenzo; a me è stata affidata la parte del moderatore».

Il costituzionalista Giovanni Di Cosimo
Il costituzionalista Giovanni Di Cosimo

Avvocato Catani, come mai la scelta di Castelfidardo come luogo del vostro primo evento?

«Certo, organizzare un evento del genere ad Ancona avrebbe avuto dei vantaggi, anche per quanto riguarda l’affluenza. Ma alla fine la scelta ha privilegiato Castelfidardo perché identifichiamo questa città come simbolo del cambiamento che c’è nella nostra provincia. Infatti, con il cambio di colore dell’amministrazione, dopo anni e anni di gestione del solito partito, diamo a questo cambiamento una valenza non prettamente politica, ma ci piace l’idea che questo forte segnale sia visibile, partendo da un Comune che ha deciso di cambiare rotta rispetto al passato».

Che cosa distingue il vostro incontro sul referendum costituzionale rispetto ad altri?

«Si è cercato di organizzare il dibattito in modo che sia il più super partes possibile, per evitare che si creino situazioni in cui si prendono posizioni preconcette per favorire un determinato partito. Perfino tra i membri della nostra associazione abbiamo pensieri diversi su cosa andremo a votare, proprio perché crediamo nel libero arbitrio. Da sottolineare, inoltre, che abbiamo scelto di collaborare con il professor Cosimo proprio perché lui, a differenza di molti altri costituzionalisti, non si è posizionato a favore di nessuna delle due fazioni. Il suo sarà un intervento puramente tecnico, per sviscerare le problematiche ancora poco chiare. Il nostro evento non è stato appoggiato dal patrocinio dall’amministrazione comunale di Castelfidardo, che lo ha definito: “evento partigiano”, proprio per la sua natura super partes. Questo un po’ ci dispiace perché noi crediamo che il dibattito sia un fondamentale momento di crescita sia personale che collettiva, e che si sarebbe potuto arricchire anche grazie al loro intervento».

Crediamo che Legalità Organizzata abbia centrato il punto: spiegare i contenuti del referendum da una posizione di neutralità ad una cittadinanza un po’ frastornata. Un modo per far sentire la popolazione parte attiva della grande macchina politica, e non piccoli ingranaggi di un meccanismo complicato e, in quanto tale, difficile da comprendere.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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