Un giovane cameranese alla corte di Giorgia Meloni

“Abbiamo l’onere e l’onore di tracciare la rotta” ha esordito Francesco Marzocchi

Camerano – Giovani leader politici crescono. Nella splendida cornice di Atreju si è tenuto lo scorso week-end a Roma il Congresso Nazionale di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fdi-An, l’ormai consolidata manifestazione organizzata da Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni e Francesco Marzocchi

Fra i partecipanti il cameranese Francesco Marzocchi che è stato chiamato a far parte della Direzione Nazionale.

«Ringrazio anzitutto gli amici del coordinamento regionale – ha commentato Marzocchi dopo aver appreso della nomina – in particolar modo Angelo Eliantonio e Maicol Busilacchi, che hanno riposto la fiducia in me per rappresentare la nostra Regione».

Un primo piano di Francesco con baffi e barba

Nello stesso consesso è stato eletto presidente, all’unanimità, Fabio Roscani. «Gli faccio un grosso in bocca al lupo – ha detto Francesco Marzocchi – Abbiamo l’onere e l’onore di tracciare la rotta a questa generazione di ragazzi che da Nord a Sud conoscono il significato del vero impegno, quello fatto di sacrificio, passione e amore per la nostra Patria».

Fare politica oggi per un giovane non è certo semplice. Sono tante le problematiche da affrontare e risolvere per chi, terminati gli studi, si approccia al mondo del lavoro e degli “adulti”. Un concetto ribadito anche da Marzocchi in chiusura: «Ci attendono numerose e impervie sfide: dalla famiglia al lavoro, dal sociale allo sport; ma siamo pronti a farcene carico e ad essere avanguardia».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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