Tutto da rifare per la nuova caserma dei Carabinieri

Si allontana negli anni la costruzione: il Comune deve ripetere la domanda al Ministero per finanziare l’opera. Sparirà dal bilancio per sempre come già accaduto al milione di euro destinato a suo tempo al Teatro Maratti?

Camerano, 1 agosto 2018 – Tra gli argomenti più importanti discussi nel Consiglio Comunale di martedi 31 luglio nell’ambito dell’assestamento di bilancio, certamente un posto particolare lo ha trovato il caso della nuova caserma dei Carabinieri.

Infatti, la cifra di 1 milione e 25 mila euro previsti nell’annualità 2018 è stata spostata al 2019 e il Comune dovrà ripetere la domanda al Ministero per ottenere i finanziamenti per un progetto che aveva ottenuto il consenso tecnico ma non la possibilità di essere finanziato.

La stazione carabinieri di Camerano. La foto evidenzia la necessità d’interventi alla struttura, ma i danni principali sono strutturali e poco evidenti

«Una situazione davvero difficile» ha sottolineato Lorenzo Rabini, Capogruppo consiliare di Operazione Futuro.

La nuova caserma, che dovrebbe sorgere nello stesso punto in cui il precedente edificio che la ospitava ha ottenuto la massima valutazione di vulnerabilità sismica, alla luce della novità emersa in Consiglio non è detto che si possa realizzare. Né il prossimo anno né quello successivo. «Sono diverse centinaia le richieste del genere che pervengono al Ministero da tutta Italia – spiega Rabini – non è affatto scontato che questo finanziamento possa avere il via libera».

Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione futuro a Camerano

Allo stato dei fatti, si prospetta un’allocazione temporanea nell’ex asilo in Viale Ceci dove però, prima dell’ingresso degli uomini dell’Arma, si dovranno fare lavori importanti e costosi per il nuovo tetto. Quel che è certo, è che Camerano ha bisogno di trovare quanto prima una sistemazione adeguata per il suo presidio dell’Arma dei Carabinieri che, attualmente, è stato dislocato presso la Caserma di Numana, con un ufficio front-office nel Palazzo comunale di Camerano.

«Peccato – continua Rabini – che la nostra proposta dei locali delle Finestre Rosse, in zona Colle Lauro, non abbia trovato il sostegno del Governo locale, sarebbe stato un sito adeguato in attesa della costruzione della nuova caserma».

A detta del capogruppo di Operazione Futuro, la caserma rinviata e l’excursus in bilancio della stessa, somiglia a pratiche “dimenticatorie” alle quali questa Amministrazione sembra avvezza: «Non vorrei – conclude infatti Rabini – che questa storia del milione e 25 mila euro per la nuova caserma possa somigliare alla vicenda del Teatro Maratti, che ha visto ballare da un anno all’altro nel Piano delle Opere Pubbliche un milione di euro; cifra dapprima impegnata e poi uscita definitivamente dalla programmazione finanziaria».

 

 

 

 

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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