Stefano Defendi si dimette da consigliere e portavoce del M5S

In entrambi i ruoli verrà sostituito da Anna Burattini

Camerano, 4 aprile 2020 – Nei giorni scorsi il consigliere comunale e portavoce del Movimento 5 Stelle di Camerano Stefano Defendi ha comunicato al Sindaco e agli attivisti le proprie irrevocabili dimissioni.

Dimissioni, come annunciato da un comunicato ufficiale del movimento pentastellato: “maturate nell’ambito e per motivi riconducibili alla sfera personale”, e successivamente accolte dagli attivisti: “dopo diversi incontri che, in tempi di coronavirus, si sono svolti rigorosamente a distanza e in maniera digitale”.

Camerano – Stefano Defendi e Anna Burattini

Motivazioni confermate anche da Defendi: «Quando ti accorgi che non riesci più a dedicare al ruolo l’impegno necessario, è bene lasciare il posto a chi lo può fare al 100%».

Le dimissioni verranno ratificate nel prossimo Consiglio Comunale e si provvederà quindi solo successivamente alla surroga del nuovo consigliere che ricoprirà anche il ruolo di portavoce del Movimento a Camerano.

Dopo i ringraziamenti di rito a Stefano Defendi, il comunicato annuncia chi prenderà il suo posto: “La prima dei non eletti alle elezioni del 2016 che subentrerà in Consiglio Comunale, dopo un formale voto del Consiglio stesso, è Anna Burattini. A lei va il nostro caloroso affetto e ringraziamento per il compito di servizio che si accinge ad intraprendere con il nostro incondizionato supporto di idee e di entusiasmo”.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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