Camerano – Lorenzo Rabini, consigliere di minoranza (Camerano Operazione Futuro), eletto in Provincia

È al suo terzo mandato provinciale: «La politica ritorni ad essere protagonista»

Camerano – Grande soddisfazione da parte del consigliere comunale di Camerano Lorenzo Rabini che è stato rieletto consigliere provinciale (primo e unico eletto nella lista: La Provincia per i Comuni), e che ora si appresta a ricoprire il suo terzo mandato consecutivo in Provincia. In pratica, insieme ad Arduino Tassi, è uno dei reduci di quando, nel lontano 2007, era il popolo a votare e a scegliersi i consiglieri provinciali.

Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione futuro a Camerano, è stato eletto per la terza volta nel Consiglio provinciale
Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione futuro a Camerano, è stato eletto per la terza volta nel Consiglio provinciale

Rabini, la prima riflessione a caldo?

«Questa volta la politica deve essere al centro di questo rinnovato Consiglio Provinciale – sbotta Rabini – nei due anni precedenti ha regnato il caos dovuto all’attuazione della Legge Delrio, e alla ridistribuzione delle competenze e del personale tra Provincia e Regione. Un percorso amministrativo che ha lasciato il territorio provinciale e la gente sguarnita della politica».

Qualche esempio, nel concreto?

«Abbiamo visto, ad esempio, i lavori per le vasche di espansione a Senigallia bloccati proprio per il passaggio delle funzioni; abbiamo visto le strade provinciali in dissesto continuo perché non erano chiare le competenze fra le strade ex Anas e le altre arterie. Addirittura, fermo ai nastri di partenza il percorso amministrativo per l’attuazione del Piano delle attività estrattive per mancanza di personale, gli uffici provinciali del lavoro (Ciof), anch’essi investiti dal caos nel passaggio di funzioni. la Polizia Provinciale in mezzo al guado – continua ad elencare il neoeletto consigliere provinciale – ad un certo punto non si sapeva più cosa doveva fare e dove. Poi, comunque, il personale è rimasto alle province, ma c’è voluta una lunga battaglia politica»

Una seduta del Consiglio provinciale uscente
Una seduta del Consiglio provinciale uscente

Un bel caos, non c’è che dire…

«E potrei continuare… Resta un fatto preciso: per correre dietro alle storture della legge Delrio, non solo la Provincia ha perso gran parte del suo patrimonio umano, professionale, funzionale ed economico diretto in Regione, ma si è persa di vista la vera “mission” della politica, quella di governare ed esprimere obiettivi precisi per la crescita di un intero territorio».

L’obiettivo di Renzi era quello di abolirle, le provincie. Cosa è cambiato con la vittoria del No al referendum?

«Il No cambia lo scenario. La Provincia è ancora uno dei capisaldi della filiera istituzionale e costituzionale – ribadisce Rabini – anche il nuovo Consiglio di Ancona dovrà impegnarsi per riportare di nuovo le Province, con il personale e le funzioni rimaste che comunque sono di notevole importanza come l’ambiente, l’edilizia scolastica, l’urbanistica e la viabilità, al centro della politica.

Lorenzo Rabini, capogruppo della lista civica Operazione Futuro
Lorenzo Rabini auspica una riforma della legge Delrio e il ritorno al voto popolare

Si lavori dunque per far arrivare dal Governo le necessarie risorse economiche per svolgere le funzioni – conclude Rabini – ci si batta per una vera modifica alla Delrio, e quindi al ritorno al voto popolare, ci si impegni affinché i cittadini abbiano di nuovo i servizi utili ed efficienti per vivere al meglio nel nostro territorio. Questo è veramente importante, essere accanto alla gente. La Provincia di Ancona può essere parte importante in questa fase di rilancio dell’Ente di Area Vasta».

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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