Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Una striscia quotidiana di riflessione

Ripristinato il Bando periferie di 1,6 miliardi

19 ottobre 2018 – Raggiunto l’accordo tra il Governo e i Comuni che ripristina il fondo di 1,6 miliardi destinati al Bando periferie. Esulta il presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) nonché sindaco di Bari Antonio Decaro al termine della riunione congiunta: «Abbiamo vinto una battaglia che non era dei sindaci ma dei cittadini – ha sottolineato – Abbiamo convinto il governo a tornare indietro. Non interrompiamo lavori e progetti, ci saranno i rimborsi per le spese e i fondi verranno distribuiti in 2 anni».

Il fondo, istituito frettolosamente dal PD in modo grossolano poco prima del termine del suo mandato, era stato bloccato e posticipato al 2019 dal subentrante governo giallo-verde, scatenando le ire rabbiose dei sindaci di tre quarti d’Italia che in diversi casi erano già partiti con l’assegnazione di bandi per i vari progetti di riqualificazione.

Dunque, le proteste veementi dei primi cittadini – con l’anconetana Valeria Mancinelli risultata fra i più combattivi – alla fine hanno avuto la meglio sulla volontà di M5S e Lega che avevano deciso di non spendere quei miliardi destinati a risanare le realtà periferiche dei Comuni. Spostando l’onere e l’esborso al 2019.

Una bella notizia: il buon senso ha prevalso e l’unione ha fatto la forza. Un atto dovuto, per certi versi. Ora, Ancona e gli altri Comuni italiani non hanno più scuse: i soldi per ristrutturare le periferie ci sono, vediamo se saranno in grado di spenderli in modo equo e corretto ma, soprattutto, trasparente.

 


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di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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