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Un bambino nel cassonetto

L'articolo di Giulio Cavalli per la rivista Left

Bergamo, 21 maggio 2020 – Non dovrebbe succedere, non di questi tempi, non nel ricco nord lombardo. Invece è successo due giorni fa, nell’indifferenza dei più. Un fatto di cronaca avvenuto nella bergamasca e raccontato mirabilmente dal collega Giulio Cavalli per la rivista Left che ho voluto riprendere e riproporvi integralmente. Perché non dovrebbe succedere, invece è successo. Non è il primo caso del genere, e potrebbe capitare domani anche qui, nelle Marche, perché non c’è confine capace di arginare la povertà e la disperazione. Non c’è confine capace di contenere tanto dolore.

La cronaca di Giulio Cavalli:

“Karim aveva 10 anni e spesso i piedi scalzi come i suoi quattro fratelli. I vicini di casa raccontano che li vedevano scalzi per strada perché troppo poveri per indossare scarpe. Accade a Boltiere, in provincia di Bergamo.

Nel tardo pomeriggio del 19 maggio Karim si ritrova nel piazzale civico 19 di via Monte Grappa, la strada che taglia il paese della Bassa, dopo essere uscito di casa. Lì c’è uno di quei cassonetti per la raccolta di vestiti usati e Karim deve avere pensato che forse, frugando bene, avrebbe potuto trovare qualcosa da indossare, avrebbe potuto lasciare perdere quelle ciabatte con cui aveva attraversato il paese.

Si è arrampicato sul cassonetto, si è intrufolato, come i topi con gli avanzi solo che Karim era un bambino, e quando il portellone del cassonetto gli si è chiuso all’altezza dello stomaco deve avere pensato che forse se lo voleva mangiare. E infatti se l’è mangiato. Karim è morto, ritrovato verso sera da una donna che lavora in uno studio dentistico lì vicino e che stava andando a riprendere la sua auto. Ha visto solo le gambe che uscivano, il corpo senza sensi. Per recuperare Karim i vigili del fuoco hanno dovuto smontare tutto, tagliando le lamiere, poco dopo Karim non ce l’ha più fatta a continuare a respirare.

Un bambino morto mentre rovista tra i rifiuti degli altri per provare a indossarli è una storia che ha tutta la sua morale nei fatti, senza nemmeno bisogno di troppi commenti. È la povertà che viene facile nascondere perché si intrufola nelle fogne e negli scarti della vita normale e si nota poco, quasi niente. Eppure contiene un dolore che dovrebbe essere nazionale, contiene un lutto che è figlio di molti padri prima del cassonetto assassino. La fase 2 la ricorderemo anche così: è stata il via libera a Karim per recuperare un po’ di vestiti. Andrà tutto bene, dicono. Andrà tutto bene. Buon giovedì”.

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di Paolo Fileni

Chi se ne frega del Coronavirus

Nelle Marche a rischio contagio i giovani sotto i 35 anni


25 maggio 2020 – C’è un senso di smarrimento ed impotenza, che monta dentro, nel vedere le reazioni delle persone al primo fine settimana di libertà quasi totale concesso in quasi tutte le regioni italiane. Spiagge prese d’assalto, specialmente al centro sud, dove i bagnanti si sono accalcati uno sull’altro incuranti delle distanze, dell’uso della mascherina e delle sanificazioni.

Centri urbani e turistici dove di sera la movida ha dilagato, incurante delle stesse disposizioni non osservate sulle spiagge. Con la Polizia Locale che ovunque dichiara la propria impotenza ad intervenire per scarsità di personale: troppa la massa di gente da controllare. Talmente tanta, che il Governo di Roma sta decidendo di mettere in campo 60 mila controllori da sguinzagliare nelle spiagge e nelle piazze (volontari, percettori di reddito di cittadinanza, ecc.).

Da Napoli (spiaggia di Mondello) ad Ancona (Piazza del Plebiscito); da Milano (Navigli) alle piazzette e alle spiagge di Sirolo e Numana o Savona (darsena), per citare solo qualche luogo, sembrerebbe che ovunque alla gente dell’ancora possibilissimo contagio da Coronavirus non interessi minimamente.

Ieri un palermitano intervistato dalla tv, rivolgendosi al Presidente della Regione Sicilia, ha detto: «Musumeci se lo metta bene in testa, se vengo in spiaggia io la mascherina non la metto».

Dello stesso avviso, con tutta evidenza, devono essere quelle centinaia di migliaia di giovani e meno giovani che tra ieri e l’altro ieri si sono accalcati ovunque, riempiendo tutti gli spazi all’aperto disponibili. Folle malate di aria aperta, di spritz, di tintarella e bagni in mare ammassati uno sull’altro al grido: ‘Chi se ne frega del Coronavirus!

E se nella notte fra sabato e domenica ad Ancona Carabinieri e Polizia non hanno sanzionato né locali pubblici né clienti indisciplinati, in compenso hanno multato e segnalato diversi soggetti per ubriachezza, droga e guida spericolata. A Fermo è stato chiuso un locale per eccessivo assembramento. Ad Ascoli Piceno la Scientifica ha filmato le fasi della movida fuori dai locali.

Da questo quadro d’insieme quel che colpisce, oltre all’incoscienza dei più, è la totale dimostrazione della mancanza di rispetto nei confronti della salute altrui e il generale menefreghismo nei confronti delle regole imposte per contenere i contagi. Regole che, giuste o sbagliate che siano, vanno onorate in quanto tali. Come quelle che impongono di pagare le tasse. Ma una certa parte degli italiani le tasse non le pagano dunque, che vuoi pretendere?

Intanto, sembrerebbe che nelle Marche ad ammalarsi con più frequenza di Covid-19 sarebbe la fascia d’età sotto i 35 anni (il 75% dei nuovi positivi dell’ultima settimana); con addirittura un positivo diciottenne. Chissà se anche lui starà gridando: “Chi se ne frega del Coronavirus!”

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