Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Tutto invariato sotto il cielo del 2020?

Gli anni passano ma in Italia insiste lo Status quo

11 dicembre 2019 – A due settimane esatte dal Natale, ad anno ormai praticamente concluso, è tempo di bilanci per aziende, enti, famiglie e persone. Tutti lì a far di conto con i numeri o a rivivere le esperienze di un anno, per quadrare le cifre o capire, eventualmente correggere a seconda dei casi, costi e ricavi, delusioni o successi, occasioni mancate o treni presi al volo. Perché alla fine, per noi umani è questo che conta: un + nel bilancio finale c’inorgoglisce e ci dà serenità; un – è sintomo d’infelicità e frustrazione.

Non sempre, però, i + e i – nei nostri personali bilanci dipendono dalle nostre volontà o dalle nostre capacità. Molto spesso, vengono distribuiti a casaccio. O determinati da cento variabili che non siamo in grado di controllare del tutto. Siamo umani, non perfetti, nonostante ognuno di noi nel proprio inconscio profondo tenda ad essere Dio. Provare a migliorarsi come persone e sul lavoro di anno in anno, è buono e giusto. Convincersi di essere arrivati in Paradiso, e di essere gli unici ad esserci riusciti, è male e sbagliato. E non è affatto vero che il mondo è sbagliato. Se qualcuno lo vive così è perché qualcun altro lo ha fatto diventare sbagliato. E quel qualcuno, ha permesso che ciò avvenisse.

Lavoriamo mesi e mesi per raccogliere pochi istanti di felicità. A testa bassa facciamo il nostro dovere quotidiano perché… è nostro dovere: crescere i nostri figli, essere buoni padri e buone madri, buoni mariti e buone mogli, buoni lavoratori e buone lavoratrici. E lo facciamo nel contesto di una Nazione in difficoltà per colpa di quei governanti che non hanno dimostrato per nulla di amare i propri governati. Il mondo è di tutti. Viviamo tutti sotto lo stesso cielo; remiamo tutti sulla stessa barca. Ma, chissà perché, per qualcuno il mondo è solo suo; il cielo è solo suo; la direzione della barca la decide solo lui. Perché, glielo abbiamo permesso?

Questo 2019 a breve ci lascerà. Il 2020 che seguirà ci regalerà subito un anno d’anzianità in più. Per il resto, non cambierà nulla. Gli italiani onesti continueranno a fare il proprio dovere; i giudici ad indagare su Bibbiano; le donne ad essere uccise; i politici ad aggiungere tasse su tasse mantenendo invariati i propri privilegi; i pochi ricchi saranno sempre più ricchi; i tanti poveri continueranno ad aumentare; le pensioni d’anzianità resteranno a 500 euro al mese; i presidi dei lavoratori continueranno a presidiare i cancelli delle tante fabbriche che delocalizzano; l’Europa continuerà a mungerci miliardi di euro che non rivedremo mai.

A meno che, nel 2020, gli italiani dovessero decidere che è arrivato il momento di cambiare lo Status quo e di far fare il proprio dovere anche agli altri: a quelli dei privilegi, a quelli che non pagano le tasse, a quelli che sfruttano i poveri cristi. A quelli, in definitiva, che credono di stare in Paradiso e che ci rubano la serenità di tre quarti del cielo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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