Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Pane burro & marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

GLI ORCHI CATTIVI ESISTONO!

31 gennaio 2019 – L’asilo che ho frequentato, in un piccolo paesino della provincia di Torino, era gestito dalle suore. La regola era questa: si lavorava in classe tutti insieme a disegnare aste, quadrati e triangoli da colorare, sulle pagine di un quaderno a quadretti con la copertina nera e lucida. Tot pagine da riempire in tot tempo, scaduto il quale si andava in un’altra stanza a giocare con palline colorate ricavate dalla carta stagnola.

Un giorno, distratto e svogliato, non riuscii a terminare il lavoro nel tempo stabilito, richiamato più volte dalla suora che aveva colto  la mia indolenza. Quando gli altri si alzarono per andare a giocare, anch’io misi il quaderno nero sotto il banco e mi alzai per fare altrettanto. Ma la suorina mi bloccò. Controllò il mio quaderno, vide il lavoro non terminato e con tono sereno ma deciso mi disse: «No, tu non vai di là con gli altri, resti qui e termini il compito».

Non ricordo quanto tempo rimasi lì da solo in classe (c’era pure la suorina), a rimuginare sulle ingiustizie del mondo mentre dall’altra stanza mi arrivavano alle orecchie le risate dei miei compagni. Sta di fatto che alla fine terminai il lavoro con gran pena e la suorina mi dette finalmente il permesso di raggiungere gli altri.

Una lezione sull’impegno, sui doveri e sui ruoli da rispettare, che mi venne impartita senza la minima violenza. Che mi fece crescere davvero, e che ho portato dentro di me per tutta la vita.

Sono cambiati i tempi. Ci siamo evoluti. Oggi, negli asili, i bambini vengono vessati, picchiati, puniti fisicamente e verbalmente, maltrattati duramente dalle loro maestre per il semplice fatto d’essere bambini. Torino, Roma, Cassino, Isernia, Parma, Sassari, i teatri delle nefandezze compiute sui fanciulli negli asili solo negli ultimi mesi.

Solo chi ha figli può capire il grado di esasperazione che a volte questi frugoletti sono capaci di generare in chi li assiste e li cresce. E una sculacciata sul sedere, all’apice della rabbia e nei tempi giusti, ci può anche stare. Ma da parte di un genitore, non certo da parte di chi ha scelto come lavoro quello dell’educatrice in un asilo. La cui violenza e sopraffazione non farà che produrre individui insicuri, rabbiosi e violenti che, una volta adulti, si trasformeranno in pessimi genitori.


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di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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