Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Covid-19, le inesattezze dei Tecnici della Scienza

Le categoriche ma sbagliate affermazioni degli scienziati all’inizio del coronavirus

5 maggio 2020 – Quando tutto è iniziato, intorno a fine gennaio primi di febbraio, c’è stata la corsa dei media al ricorso di tecnici e scienziati affinché spiegassero a noi comuni ignoranti (ma pure a chi ci governa) cosa fosse e come si sarebbe sviluppato il coronavirus. Da quel momento, la nostra ignoranza (e quella di chi ci governa) è stata messa a dura prova da saccenti esperti che, in realtà, non ne hanno azzeccata una. Sull’argomento, ecco un saggio riepilogativo del professor Armando Ginesi che scrive:

«Non si può essere contro la scienza. Significherebbe essere contro il pensiero applicato e, dunque, contro la stessa nostra natura. Ma non si può mitizzare la scienza. E sono sciocchi coloro che lo fanno. Ho conosciuto tanti medici bravissimi e, soprattutto, onesti con se stessi e con gli altri, i quali mi hanno sempre detto “La medicina non è una scienza esatta“.

Perché essa fornisce una verità fragile, transeunte, provvisoria. Nel momento in cui si afferma una “verità scientifica” (non solo di natura medica) da qualche parte nel mondo c’è chi ha già scoperto la sua smentita, il suo superamento. E mi ritorna alla mente la filosofia di Eraclito (tra il VI e il V secolo a.C.): tutto scorre, tutto diviene, tutto si trasforma (Pànta rèi).

Quanti stolti ho pure sentito affermare, con sciocca saccenteria, “è una verità scientifica, non si discute“. Presuntuosi, uomini che non possono definirsi scienziati, ma al massimo tecnici della scienza, artigiani del sapere.

Una prova di quanto sia esatto quel che affermo ce la sta dando l’attuale sciagurata circostanza di questo maledetto coronavirus. Riporto affermazioni categoriche di “scienziati” a cui noi poveri esseri mortali ci siamo rivolti, all’inizio del diffondersi del male, per saperne di più. Roberto Burioni ha detto il 2 febbraio 2020: “In Italia siamo tranquilli. Il virus non c’è. Il rischio è zero, preoccupatevi dei fulmini“; Filippo Luciani (4 febbraio): “Il coronavirus è meno letale dell’influenza. L’emergenza finirà in pochi mesi“; Massimo Galli (10 febbraio): “L’avanzata a livello globale è molto bassa. In Italia il virus non si diffonderà“; Giovanni Maga (19 febbraio) “Nelle prossime tre settimane gli infettati in Cina guariranno e quindi potrebbero azzerarsi i nuovi casi“.

E ancora, Maria Rita Gismondo (23 febbraio): “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia“; Giovanni Di Perri (23 febbraio): “Quello che stiamo affrontando è un fenomeno infettivo simile all’influenza: frequente e banale“; Matteo Bassetti (26 febbraio): “Non bisogna fare nulla per difendersi dal virus. Certo non serve mettersi le mascherine“; Fabrizio Pulvirenti (27 febbraio): “L’epidemia influenzale è ben più grave e diffusibile rispetto al coronavirus“; Ilaria Capua (27 febbraio) “Questo virus è molto meno aggressivo di tante infezioni che conosciamo“; Fabrizio Pregliasco (12 marzo): “È difficile che un soggetto asintomatico contagi in modo significativo un’altra persona“.

Categorici, nelle loro affermazioni, dimentichi del saggio senso socratico secondo cui l’unica cosa che possiamo sapere è il sapere di non sapere. Dobbiamo essere a favore della scienza, certamente, ma non per mitizzarla e deificarla, memori di quel che ha scritto Karl Rahner e cioè che l’uomo abita sulla riva infinita del mistero e sopra di lui esistono misteri più grandi di lui. Lì risiede la verità indiscussa, quella vera, assoluta, che non muta».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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