Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Cna Ancona: privilegiare l’acquisto del Made in Italy

Per aiutare le imprese e il Paese a ripartire

Ancona, 11 maggio 2020 – “Allons enfants de la Patrie”, Avanti figli della Patria”. Parte così La Marsigliese, oggi inno nazionale francese ma all’epoca grido di battaglia dei rivoluzionari marsigliesi (1792). Mentre l’inno italiano recita, nel suo incipit, “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta” e via così. Due mondi, diversi fra loro, che incitano i propri connazionali a prendere posizione nei confronti degli interessi della Patria. Ognuno per la propria, tutti uniti intorno ad un unico intento.

Allora, in una crasi improvvisata, proviamo a dire: “Avanti figli della Patria, svegliatevi!” Perché in questi tempi di coronavirus, di sacrifici e quarantene, di aziende chiuse da mesi e d’imprenditori e autonomi quasi alla disperazione, questo Paese deve svegliarsi, darsi una mano, e trovare le spinte morali, materiali ed economiche per ripartire nonostante tutto.

Come? Diventando, per una volta, nazionalisti compatti e convinti. In due parole: italiani veri. Gente, cioè, che per una volta se ne infischia della globalizzazione e del politically correct. Gente che, per una volta, dimostra di saper accantonare l’innata esterofilia a favore del pil nazionale.

Come? Semplice. Smettendola, per un annetto almeno, di dare soldi agli stranieri e privilegiando l’acquisto del Made in Italy. Tutto il Made in Italy, dal cibo alle autovetture, dai profumi all’abbigliamento e, con quel briciolo di cinismo che non guasta, limitando l’acquisto all’estero solo a quelle materie prime che in Italia non esistono. A dirlo, scandalo fra gli scandali, è pure la Cna settore moda delle Marche (un settore che a livello nazionale vale 80 mila imprese che danno lavoro a oltre 1 milione di persone), che in un appello accorato rivolto a tutti invita “a privilegiare l’acquisto di prodotti Made in Italy per rilanciare i consumi e sostenere l’intera filiera moda italiana”.

Un invito scorretto? Assolutamente no, mi viene da dire. Anzi, un invito che andrebbe esteso come già detto a tutti i settori e tutte le filiere nazionali. Quest’anno poi, con la pandemia ancora in corso, sarà giocoforza restare in Italia. Facciamo in modo che ci restino anche i soldi italiani, e che vadano alle nostre aziende.

I francesi s’incazzeranno? (parafrasando Paolo Conte in Bartali). S’incazzeranno pure i tedeschi? Pazienza. È dai tempi della Rivoluzione Francese e dalla debacle hitleriana che i primi e i secondi fanno in Europa i comodi loro. Non credo sia un gran male se, per una volta, gli dimostrassimo che anche noi siamo capaci di fare i nostri. Per una volta. Questa volta, giusto per garantirci la possibilità d’avere ancora un futuro. Per traballante e insicuro che potrà essere, lo dobbiamo alle generazioni che verranno. Cioè, ai nostri figli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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