Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Portonovo, una spiaggia a numero chiuso

Così la vuole il sindaco Mancinelli pur di non fare investimenti

Camerano, 7 giugno 2022 – Se andate sul web e digitate Spiaggia di Portonovo, troverete questa descrizione: “Tratto roccioso ai piedi di scogliere frastagliate e caffè all’aperto che vendono piatti locali di cozze”. Viene da domandarsi chi l’abbia scritto, fra una risata e uno sbuffo indignato. Fa un po’ meglio l’associazione Riviera del Conero e Colli dell’Infinito: “Baia completamente immersa nel verde alle pendici del Monte Conero, definita anche Baia Verde per la sua peculiarità di essere completamente avvolta dalla natura”.

La Spiaggia di Portonovo, quella per eccellenza degli anconetani, quella che un tempo (se non ricordo male), rientrava nel territorio di Camerano che la perse in battaglia contro Ancona, è in realtà un luogo bellissimo e unico nel panorama turistico marchigiano. E non solo. Così unico che d’estate tutti gli anconetani, e non solo, vogliono andarci. Così unico che nessuna Amministrazione dorica è mai riuscita a regolare il flusso turistico e la gestione della Baia.

In inverno, la Baia (foto) – che non è un centro abitato – conta ufficialmente un solo abitante (Wikipedia). D’estate esplode di presenze. Tante, tantissime, molte più di quanto sia in grado d’accogliere per come è gestita e strutturata, con l’aggravante di quell’unica via d’accesso e/o di uscita che dalla Provinciale 1 scende ripidamente a zig-zag fino alla piazzetta. Un imbuto naturale che ogni estate diventa un incubo. Alzi la mano chi d’estate è andato in auto a Portonovo e non sia tornato a casa con una multa. Tralascio, di proposito, quanto sia caro un soggiorno quotidiano sulle sue spiagge.

Hanno provato di tutto per gestire i flussi abnormi alla Baia: autobus di linea, posteggi a monte, navette, divieti a destra e a manca senza mai riuscire, anno dopo anno, a risolvere il problema. L’ultima trovata è quella odierna del sindaco dorico Valeria Mancinelli che pare abbia deciso l’afflusso a numero chiuso alla Baia: ogni giorno, arrivati ad un tot di presenze, Portonovo chiude la porta. Se ne riparla domani! Bel modo di risolvere la questione. Un po’ come dire che, dal momento che non sono in grado di gestire e organizzare la Baia in rapporto ai flussi, taglio i flussi e non se ne parla più!

Ci avevano provato anche a Venezia, cara Sindaca, ma poi hanno scelto altre strade. Il gioiello Baia di Portonovo, che per intenderci tale deve restare, ha bisogno d’interventi importanti, di investimenti seri in opere e denari per sistemare le spiagge risicate e rendere fruibili quelle sassose; per ridisegnare il molo vergognoso esistente; per dare la possibilità agli operatori del turismo di organizzare manifestazioni e accogliere meglio i turisti, magari anche con una teleferica.

Insomma, a mio avviso occorre una visione d’insieme che né questa Sindaca né i suoi Amministratori hanno. D’altro canto, un’Amministrazione che da svariati anni prova a diventare Capitale della Cultura senza mai riuscirci la dice lunga sulla visione e sulle capacità di risolvere le questioni. Che restano puntualmente irrisolte.

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo