Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Non esiste al mondo una guerra concepibile

Le responsabilità di Putin e Zelens'kyj di fronte ad un conflitto anacronistico

Camerano, 11 marzo 2022 – Il costo della carta salito del 100% con i produttori che iniziano a fermare gli stabilimenti; le bollette del gas aumentate del 130% con ulteriori aumenti previsti a fine marzo; mangimi per animali in crescita del 50% con gli allevamenti che preferiscono abbattere i capi; il nichel necessario per la produzione dell’acciaio aumentato del 250%; nel turismo, con la perdita dei clienti dell’Est, stimati 984 milioni di euro di perdite per gli hotel; carburanti alle stelle con prezzo del gasolio che supera le benzine.

Sono questi solo alcuni dei rincari di questi giorni imputabili alla guerra scoppiata fra Russia e Ucraina, conseguenza anche delle sanzioni imposte alla prima per protesta dall’UE, che a pioggia coinvolgeranno in ulteriori rincari tutte le filiere interessate.

Autotrasportatori in ginocchio che annunciano un blocco nazionale. E se si fermano loro va in crisi l’intera Italia: niente carburanti nelle colonnine, niente alimenti sugli scaffali dei centri commerciali, niente materie prime necessarie a mille lavorazioni. Insomma, il disastro!

A questo quadro puramente socioeconomico, affatto trascurabile, si aggiunga anzi, si anteponga, quello prettamente socio-umanitario dei 2,5 milioni di sfollati ucraini che hanno lasciato il proprio Paese accolti in Europa, e dei 2 milioni stimati di sfollati interni rimasti senza casa in Ucraina. Un dramma infinito e di dimensioni enormi cui nessuno era abituato, considerato anche che la maggior parte di questi sfollati è composta da donne e bambini. Una tragedia!

E i morti, dall’una e dall’altra parte, non vengono ancora contati perché ancora non esistono stime ufficiali e, quando ci saranno, stupiranno il mondo. Numeri che ci faranno rabbrividire e vergognare d’appartenere alla razza umana.

Non esiste, al mondo, una guerra concepibile. Mai e per nessuna ragione. Men che meno dovrebbe esistere nel 2022. Vladimir Putin, in qualità di presidente della Russia (foto Wikipedia) potrà pensare d’avere mille e più ragioni per scatenare quel che ha scatenato in Ucraina; Volodymyr Zelens’kyj in qualità di presidente dell’Ucraina (foto Wikipedia) potrà avere mille e più ragioni per ordinare al suo popolo di resistere e difendersi dall’aggressore russo, ma entrambe le scelte sono inaccettabili di fronte al prezzo pagato e che si pagherà per averle messe in atto.

Il mondo, quello occidentale almeno, non è più strutturato per fare le guerre, per ammazzare indistintamente bambini, donne e uomini pur di accaparrarsi un territorio, o renderlo inaccessibile alle forze Nato, o per impedirgli di far parte di una congrega internazionale come l’UE. Non è più il tempo, e chiunque pensi che lo sia ancora, alla lunga ne dovrà rendere conto nei tribunali della Storia e nelle coscienze degli uomini.

Dall’altra parte, credo non sia più il tempo di ordinare al proprio popolo di difendersi dall’invasore quando questo ha forze soverchianti, con la consapevolezza di mandare a morte certa decine di migliaia di connazionali. Concedere qualche territorio, rinunciare ad un sogno nell’immediato vale la pena e non ti fa perdere la faccia se questo ti permette di salvarle, quelle vite.

Non c’è principio, etica o comportamento che valga la vita di un essere umano, di un bambino. Un principio lo porti con te nella tomba, un bambino è il futuro. Se i nostri padri e le nostre madri non avessero avuto la possibilità di crescere, di diventare adulti, noi oggi non saremmo qui. Non ci sarebbero i russi, gli ucraini, gli americani di oggi. Va bene fare sacrifici anche se non ci siamo più abituati, va bene tutto, ma per favore, non uccidete il futuro.

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di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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